Che a forza di bruciare legna, carbone, gas e petrolio siamo riusciti a modificare il clima terrestre, rimane e rimarrà a lungo un'opinione nella testa di qualcuno, ma nei fatti di tutti quanti è una realtà che sta diventando ogni giorno di più, difficile da negare.
Per questo motivo la fantasia di chi crede che una misera popolazione di sette miliardi abbondanti di esseri umani, sparsi sull'astronomica superficie di di cinquantuno miliardi di ettari di un pianeta come la Terra non abbia che un'infima influenza, si scatena, e da decenni, per trovare cause che confermino la sostanziale estraneità degli umani nel mutamento climatico.
Naturalmente, se uno non sa che cosa sia un ettaro, può anche illudersi che qualsiasi cosa facciamo sulla Terra abbia delle conseguenze minime e comunque sia, transitorie.
Rendersi conto di che cosa sia questo ettaro, peraltro, è semplicissimo.
Per chi preferisce le cose quadrate basta fare un po' più di cento passi e poi svoltare esattamente sempre a destra o sempre a sinistra per tre volte.
Per chi le preferisce tonde è appena più complicato, dovendo scegliere qualcosa non più grande di una cabina elettorale da cui allontanarsi di poco più d'una cinquantina di passi e poi di svoltare, sempre a destra o sempre a sinistra, mantenendo la stessa distanza da ciò che si è scelto.
Scoprire invece che il semplice fiato, e i più pittoreschi e pirotecnici sfiati umani e animali avrebbero reso prima o poi l'atmosfera terrestre asfissiante, è stata un'impresa lunga e ardimentosa.
Talmente lunga e ardimentosa che, appunto, qualcuno ancora non riesce a credere possa essere vera.
Da leggenda, passando per la cronaca, sta però diventando storia, anzi Storia.
Molti se ne stanno facendo una ragione, ma tra il dire e il fare, non c'è solo il mare di mezzo, anzi gli oceani, ma gli affari e di conseguenza anche il malaffare.
E' un vero peccato che, superata una certa concentrazione nell'aria, il biossido di carbonio e il metano pure, facenti parte a pieno diritto di questi sfiati, non vengano percepiti con un odore nauseabondo.
Tanto per fare un esempio comprensibile da chiunque, come quello emanato dalle latrine, dalle carogne e dalle uova marce.
Forse qualcuno obietterà che il metano tanfa per conto proprio, ma il metano puro, è più discreto d'un maggiordomo britannico dei bei tempi andati, e viene impuzzinito apposta per avvertirci della sua presenza.
Ma, l'umana assuefazione alle cose sgradevoli è davvero commovente.
Prima che il loro sviluppo diventi insostenibile e intollerabile siamo capaci d'inventarci le ragioni più
inverosimili e raccapriccianti, per sopportarle.
Nel Medioevo, a proposito, abbiamo raggiunto delle vette di fantasia e raffinatezza superate solo nel secolo scorso e che una florida e appassionata ricerca contemporanea promette di oltrepassare.
Cavando dalla Terra montagne, laghi, nubi e cataste di carbone di petrolio di metano e di legna abbiamo
mostrato a noi stessi quanto possiamo trasformare la materia bruta in cose animate e inanimate, belle, pure e buonissime.E ormai abbiamo anche imparato che qualsiasi cosa, anche la stupidità umana, ha dei limiti, oltrepassati i quali, deve rientrare nei ranghi.
Allora, se qualcosa, oltre una certa misura produce un mondo sporco brutto e cattivo, solo un imbecille persevera giulivo nella sua produzione.Fino al proprio annientamento.
Onde per cui, alcuni individui, che per misteriose ragioni non riescono ad accettare questa elementare e
immutabile verità, stanno cominciando a comportarsi in un modo che ai più apparirebbe comico, se non fosse inesorabilmente tragico.
Sembra che questi individui, credano che un mondo più orrendo, più lercio e più malvagio, sia l'unico modo per ottenere un'oasi paradisiaca, dove solo loro stessi potranno vivere e perpetuarsi.
Chi sono questi?.
Non è difficile riconoscerli e far parte della loro cerchia.
Tutto ciò che toccano diventa fulmineamente scoria e immondizia abbandonate.
C'è un modo per distorglierli dal seguire il loro inglorioso destino?
Sì, ma bisogna essere capaci d'una pazienza esasperante, che alla fine diventa, in modo per loro inatteso,
fatale.
Marco Sclarandis.
Monday, August 26, 2013
Sunday, August 25, 2013
Thursday, August 15, 2013
Ma allora proprio si divertono a prenderci per il ......
Clamoroso svarione di "Libero Quotidiano" che moltiplica per tre il numero di donne uccise in un anno. Lo capisco che si divertono a prenderci in giro, ma certe volte veramente sono di fuori come le antenne paraboliche.
Questo è quello che scrive "Libero" oggi
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/1295739/Emergenza-omicidi--uccise-505-donne-in-un-anno.html
Emergenza omicidi: uccise 505 donne in un anno
"Un omicidio su tre ha per vittima una donna. E' quanto emerge dai dati diffusi in occasione della tradizionale conferenza stampa del ministro dell'Interno Angelino Alfano. In un anno in Italia sono stati commessi 505 femminicidi, il 30% del totale dei delitti."
__________________________________________________________________
Ecco invece la notizia di oggi di ANSA che loro hanno riportato in modo totalmente sbagliato. NON SONO 505 le donne uccise in un anno. Sono il 30% di 505, ovvero circa 150. Ma a questi di Libero uno gli paga anche dei soldi per comprare le fesserie che scrivono?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/15/Violenza-donne-vittime-30-omicidi_9160294.html
"(ANSA) - ROMA, 15 AGO - Circa il 30% degli omicidi commessi in un anno in Italia (505) ha come vittima le donne."
_____________________________________________________
Va detto che la frase di ANSA non era chiarissima, ma per uno di intelligenza appena superiore a quella di un celenterato si doveva capire dal contesto che il numero 505 si riferiva al totale e non al numero di vittime donne. Comunque, per conferma che ha ragione ANSA e non Libero, ecco alcuni dati recenti
http://www.ansa.it/web/notizie/specializzati/legalita/2013/07/11/526-omicidi-2012-minimo-ultimi-40-anni_9008949.html
"(ANSA) - ROMA, 11 LUG - Si uccide di meno in Italia. Gli omicidi sono stati 526 nel 2012. Si tratta del minimo storico degli ultimi 40 anni. Prosegue dunque la tendenza al calo delle uccisioni (-67,8% rispetto al 1990, quando erano state 1.633). Il 30% delle vittime (159) sono donne, dato pressoché immutato rispetto al triennio precedente, nonostante la crescente attenzione mediatica sul femminicidio."
Saturday, August 10, 2013
Aiuto, che freddo!
Clima, intervista all’esperto: “sì, sta arrivando una nuova era glaciale ma non ve lo dicono per le
lobby del global warming”
martedì 4 giugno 2013, 15:24 di
Peppe Caridi
c
L’ articolo pubblicato stamani con le dichiarazioni del Colonnello Paolo Ernani, noto meteorologo italiano, ha destato molto scalpore. Non si tratta, infatti, di quisquilie. Abbiamo intervistato lo stesso Ernani per capirne di più, e gli abbiamo chiesto quale sarà l’evoluzione termica della Terra nei decenni che verranno.
“Recenti nostri studi fanno pensare che qualcosa di rilevante si stia già manifestando“, ci ha risposto. “Per esempio nel calcolare sulla penisola italiana la temperatura media annua (1997-2012) e la sua relativa linea di tendenza abbiamo notato che quest’ultima tende a scendere. In parole più semplici la temperatura media sull’Italia ha smesso di salire dalla fine del secolo scorso e da allora, anno dopo anno e in maniera quasi impercettibile,sta scendendo. Insomma è in atto un’inversione di tendenza che sarà palpabile anche nello scorrere di questo anno 2013. In definitiva col passar del tempo (anni) farà sempre più freddo“.
http://www.meteoweb.eu/2013/06/clima-intervista-allesperto-si-sta-arrivando-una-nuova-era-glaciale-ma-non-ve-lo-dicono-per-le-lobby-del-global-warming/207760/
Thursday, August 8, 2013
Nel medio evo, non si uccidevano così i topi.
Da Eddyburg.it
Società e politica
Con lo studio "Morals and Markets" un esperimento che ha coinvolto
700 persone e molti topi. Nel rapporto causale con la moralità la prima
vittima del Mercato è la responsabilità individuale. Greenreport, 2 agosto 2013
Molti di noi posseggono uno smartphone. E a molti di noi sarà capitato,
proprio di fronte a questi telefonini, di lasciarsi andare al fascino
della marca, dello status symbol, delle potenzialità esponenzialmente
crescenti di oggetti iper-tecnologici. Nello scegliere tra ciò che offre
il mercato, ogni catalogo è sfogliato quasi fosse un breviario, alla
ricerca della migliore offerta o del rapporto qualità/prezzo più
soddisfacente.
Sullo sfondo, come un rumore bianco, il pensiero di dove quel telefono è stato fabbricato. Con quali componenti? Il nostro telefono usa materiale environmental friendly? L’azienda che lo produce rispetta vincoli stringenti di sostenibilità? E, ancora, è stato impiegato lavoro minorile sotto-pagato per produrre il nostro telefono? Oppure no? Queste domande, forse, assillano i nostri desideri per qualche minuto. E poi tornano a fare il loro lavoro: quello, cioè, dell’ininfluente rumore bianco.
La questione non è banale perché si tratta di un tema centrale delle letteratura non solo economica, ma anche sociologico-antropologica: qual è il rapporto tra economia di mercato e valori morali?
Il filosofo Michael Sendel, autore di un corso di teoria della giustizia che è un clamoroso successo anche su Youtube, ha scritto un saggio molto rilevante, (Quello che i soldi non possono comprare (I limiti morali del mercato), in cui affronta rigorosamente il tema.
Da un punto di vista empirico, tuttavia, è ancora più rilevante lo studio pubblicato su Science da due ricercatori, Amin Falk e Nora Szech (università di Bonn): Morals and Markets . Attraverso il metodo sperimentale, infatti, i due studiosi hanno investigato il nesso causale tra mercato e valori morali, giungendo a un risultato tanto robusto quanto rilevante: l’economia di mercato erode i valori morali.
Lo studio è semplice e ben congegnato. Sostanzialmente, più di 700 soggetti sono stati divisi in tre gruppi (per ripetute sessioni), ognuno dei quali ha partecipato a un trattamento diverso che aveva di fronte il medesimo dilemma: scegliere tra la possibilità di ricevere del denaro o salvare la vita a un topolino.
Un primo gruppo di persone (individual treatment) ha partecipato all’esperimento senza interazioni con altri. Ogni soggetto di questo gruppo veniva messo di fronte a due opzioni:
- opzione A: ricevere 10 euro di compenso
- opzione B: salvare la vita a un topolino, altrimenti destinato ad essere eliminato dai ricercatori del laboratorio
Il secondo gruppo di persone, invece, ha partecipato a un esperimento (bilateral market) in cui, a coppie, si creava un’interazione tra un possibile venditore – cui veniva data, di fatto, in dotazione la vita del topolino – e un possibile compratore, per una negoziazione massima di 20 euro. In sostanza, il venditore poteva decidere se vendere la vita del topolino o se rifiutare qualunque scambio, salvando così l’animale. In caso di accordo, il venditore riceveva il prezzo e il compratore i 20 euro meno il prezzo pattuito. La morte del topolino, conseguenza della negoziazione, è un perfetto esempio di esternalità negativa di uno scambio.
Un ultimo gruppo, infine (multilateral market) ha partecipato all’esperimento con un’asta che consisteva in un mercato di 9 venditori e 7 compratori, in cui si poteva contrattare, come sempre, la salvezza del topolino o un determinato prezzo per cui venderla.
I risultati sono molto interessanti: nel trattamento individuale, solo il 45.9% degli individui decide di accettare i 10 euro, determinando la morte del topo; nella negoziazione a 2, il 72.2% delle persone vende la vita del topo per un prezzo inferiore a 10 euro; infine, nel trattamento con asta multilaterale, il 75.9% dei giocatori vende la vita del topolino, con prezzi che crollano drasticamente.
L’interpretazione offerta dai ricercatori offre molteplici spiegazioni:
- Quando ha luogo un’interazione di mercato, il fatto che ci siano più persone implica automaticamente la possibilità di condividere una responsabilità e, di conseguenza, anche la colpa di un atto immorale
- L’interazione di mercato rivela, attraverso uno scambio di informazioni, anche le norme sociali di un particolare contesto. Questo fa sì che, se una persona vede qualcun altro vendere la vita di un topo, può pensare che ciò sia moralmente accettabile. E compiere di conseguenza la medesima scelta
- Quanto più il mercato si amplia, tanto più prevale una sorta di liquefazione della responsabilità e di marginalità del singolo soggetto coinvolto. Se chi partecipa a un mercato arriva a pensare che il suo comportamento sia ininfluente per l’esito finale dello scambio, una sorta di rilassamento morale potrebbe prevalere.
Lo studio di Falk e Szech è di grande rilevanza, soprattutto in tempi di economia globale e crisi, allorché proprio la deresponsabilizzazione ha generato, nel mondo finanziario, comportamenti speculativi e immorali non in grado di tenere nel dovuto conto le conseguenze di lungo periodo di un azzardo morale.
I due ricercatori concludono l’articolo senza un giudizio di merito sull’economia di mercato: nessuno, infatti, sostiene che altre modalità di rapporto tra economia e società (economie centralizzate e totalitarie, per esempio) producano risultati moralmente più accettabili. Questo studio, tuttavia, getta luce in modo scientificamente robusto sul rapporto causale tra mercato e valori, ponendo l’accento sulla questione della responsabilità. Un principio troppo spesso negletto dalla società odierna.
Società e politica
L’economia di mercato uccide i valori morali: la scienza lo prova, e ora sappiamo i perché
Sullo sfondo, come un rumore bianco, il pensiero di dove quel telefono è stato fabbricato. Con quali componenti? Il nostro telefono usa materiale environmental friendly? L’azienda che lo produce rispetta vincoli stringenti di sostenibilità? E, ancora, è stato impiegato lavoro minorile sotto-pagato per produrre il nostro telefono? Oppure no? Queste domande, forse, assillano i nostri desideri per qualche minuto. E poi tornano a fare il loro lavoro: quello, cioè, dell’ininfluente rumore bianco.
La questione non è banale perché si tratta di un tema centrale delle letteratura non solo economica, ma anche sociologico-antropologica: qual è il rapporto tra economia di mercato e valori morali?
Il filosofo Michael Sendel, autore di un corso di teoria della giustizia che è un clamoroso successo anche su Youtube, ha scritto un saggio molto rilevante, (Quello che i soldi non possono comprare (I limiti morali del mercato), in cui affronta rigorosamente il tema.
Da un punto di vista empirico, tuttavia, è ancora più rilevante lo studio pubblicato su Science da due ricercatori, Amin Falk e Nora Szech (università di Bonn): Morals and Markets . Attraverso il metodo sperimentale, infatti, i due studiosi hanno investigato il nesso causale tra mercato e valori morali, giungendo a un risultato tanto robusto quanto rilevante: l’economia di mercato erode i valori morali.
Lo studio è semplice e ben congegnato. Sostanzialmente, più di 700 soggetti sono stati divisi in tre gruppi (per ripetute sessioni), ognuno dei quali ha partecipato a un trattamento diverso che aveva di fronte il medesimo dilemma: scegliere tra la possibilità di ricevere del denaro o salvare la vita a un topolino.
Un primo gruppo di persone (individual treatment) ha partecipato all’esperimento senza interazioni con altri. Ogni soggetto di questo gruppo veniva messo di fronte a due opzioni:
- opzione A: ricevere 10 euro di compenso
- opzione B: salvare la vita a un topolino, altrimenti destinato ad essere eliminato dai ricercatori del laboratorio
Il secondo gruppo di persone, invece, ha partecipato a un esperimento (bilateral market) in cui, a coppie, si creava un’interazione tra un possibile venditore – cui veniva data, di fatto, in dotazione la vita del topolino – e un possibile compratore, per una negoziazione massima di 20 euro. In sostanza, il venditore poteva decidere se vendere la vita del topolino o se rifiutare qualunque scambio, salvando così l’animale. In caso di accordo, il venditore riceveva il prezzo e il compratore i 20 euro meno il prezzo pattuito. La morte del topolino, conseguenza della negoziazione, è un perfetto esempio di esternalità negativa di uno scambio.
Un ultimo gruppo, infine (multilateral market) ha partecipato all’esperimento con un’asta che consisteva in un mercato di 9 venditori e 7 compratori, in cui si poteva contrattare, come sempre, la salvezza del topolino o un determinato prezzo per cui venderla.
I risultati sono molto interessanti: nel trattamento individuale, solo il 45.9% degli individui decide di accettare i 10 euro, determinando la morte del topo; nella negoziazione a 2, il 72.2% delle persone vende la vita del topo per un prezzo inferiore a 10 euro; infine, nel trattamento con asta multilaterale, il 75.9% dei giocatori vende la vita del topolino, con prezzi che crollano drasticamente.
L’interpretazione offerta dai ricercatori offre molteplici spiegazioni:
- Quando ha luogo un’interazione di mercato, il fatto che ci siano più persone implica automaticamente la possibilità di condividere una responsabilità e, di conseguenza, anche la colpa di un atto immorale
- L’interazione di mercato rivela, attraverso uno scambio di informazioni, anche le norme sociali di un particolare contesto. Questo fa sì che, se una persona vede qualcun altro vendere la vita di un topo, può pensare che ciò sia moralmente accettabile. E compiere di conseguenza la medesima scelta
- Quanto più il mercato si amplia, tanto più prevale una sorta di liquefazione della responsabilità e di marginalità del singolo soggetto coinvolto. Se chi partecipa a un mercato arriva a pensare che il suo comportamento sia ininfluente per l’esito finale dello scambio, una sorta di rilassamento morale potrebbe prevalere.
Lo studio di Falk e Szech è di grande rilevanza, soprattutto in tempi di economia globale e crisi, allorché proprio la deresponsabilizzazione ha generato, nel mondo finanziario, comportamenti speculativi e immorali non in grado di tenere nel dovuto conto le conseguenze di lungo periodo di un azzardo morale.
I due ricercatori concludono l’articolo senza un giudizio di merito sull’economia di mercato: nessuno, infatti, sostiene che altre modalità di rapporto tra economia e società (economie centralizzate e totalitarie, per esempio) producano risultati moralmente più accettabili. Questo studio, tuttavia, getta luce in modo scientificamente robusto sul rapporto causale tra mercato e valori, ponendo l’accento sulla questione della responsabilità. Un principio troppo spesso negletto dalla società odierna.
Wednesday, August 7, 2013
Sempre più rapido il ritorno al medio evo
(immagine da IGN)
dalla BBC
By Rebecca Morelle, Science reporter, BBC World Service
2 August 2013
(BBC) –
I cambiamenti climatici fortemente correlati a incrementi di violenza nel mondo, come suggerisce uno studio. Scienziati americani hanno trovato che anche piccoli cambiamenti di temperatura o piovosità coincidono con aumenti in violenza, stupri e omicidi, come pure con conflitti di gruppo e guerre.
Il gruppo dice che con le attuali proiezioni dei livelli di cambiamento climatico, è probabile che il mondo diventi un posto più violento. Lo studio è pubblicato in "Science"
From BBC
Shifts in climate are strongly linked to increases in violence around the world, a study suggests.
US scientists found that even small changes in temperature or rainfall correlated with a rise in assaults, rapes and murders, as well as group conflicts and war.
The team says with the current projected levels of climate change, the world is likely to become a more violent place.
The study is published in Science.
Monday, August 5, 2013
Non avendo per ora altro da dire
Perché all’alba
prima
che ogni porta s’apra
tutto
si comporta ancora
come
se fosse scorta inesaurita
eppure
v’è
sempre meno posto
dove
di ora in ora
non
dilaghi il guasto che è in agguato
sì
che la sera
compiuto
ciò che importa
pure
la quiete e la penombra
diventano
presto scarto
che
sia che non sappiamo
che
tramandare scorze
che più non ricordiamo
la
ragione delle nostre impalcature
ma nella notte senza preavviso
fulgente e breve compare
in
cielo
per noi un suggerimento
anche
noi come meteore
si transita e ci si spegne
che
il nostro passaggio almeno
lasci
in altri il ricordo della luce.
Marco Sclarandis
Subscribe to:
Posts (Atom)