Thursday, June 13, 2013

L'incombenza dell'asintoto


http://3.bp.blogspot.com/-82uNhFFKfiE/UZVC30TlWcI/AAAAAAAABzo/ld6xSsdpxF8/s640/0.jpg


Avete mai visto qualcosa che cresce in eterno?
Certamente no.
Qualcosa che sembra crescere in eterno?
Quello che vedete nell'immagine non è un catalogo di mensole per il faidatè

E' proprio "Qualcosa che sembra crescere in eterno".

Per limiti grafici non ho ingrandito l'immagine tanto da poter leggere direttamente le didascalie.
Ma indicano:
Popolazione, prodotto globale, investimenti, concentrazione di CO2 atmosferica, e avanti con veicoli a motore, telefoni, fino all'estinzione delle specie.
Quelle punte aguzze in alto a destra di ogni riquadro, non vanno verso un blu dipinto di blu, un empireo,
una utopia.
Vanno semplicemente verso un prosaico asintoto.
Chè, detto in  termini meno sofisticati, molti pali della cuccagna sono stati già saccheggiati.
Chi vuole illudersi che più ci si arrampica più si prende, ha pure ragione.
Solo che il bottino è una spiacevole fregatura.
Naturalmente, poichè la speranza è sempre l'ultima a chiudere il coperchio della bara, molti sperano
che quelle punte aguzze non si spuntino mai, almeno entro la durata della loro esistenza terrena.

Meglio illuderli mentre vanno verso un drammatico e presumibilmente tragico destino, o disincantarli
e deviarli verso un difficile ma percorribile sentiero di desiderabile esistenza?

Per ora mi interessa ancora trovare una risposta a questa domanda.
Ma anche su questo interesse sento incombere un cupo asintoto.

Marco Sclarandis


5 comments:

  1. A un certo punto la mazza da hockey si interrompe, si ferma e torna indietro.
    Così succederà e stop, nemmeno noi siamo eterni, nemmeno la musica o l'arte e l'architettura.

    Conviene dunque cercare di vivere e di combattere affinchè la vita, almeno la nostra, stia in margini decorosi.

    Mi sovviene un bellissimo romanzo di Clifford D. Simak, udite udite del 1952.

    Si intitola ANNI SENZA FINE, un bellissimo romanzo di fantascienza la cui trama prevede un futuro del pianeta Terra dove l'umanità è scomparsa, subentrando la specie canina a dominio dell'ecosistema.

    Negli otto racconti si affronta l'esodo dell'Uomo dalle città, in favore della riscoperta delle campagne, e poi dalla Terra stessa alla volta di Giove, dove assumendo la forma degli alieni gioviani, gli umani trovano una sorta di paradiso o Nirvana.

    Sul pianeta Terra i cani, mutati in laboratorio perché avessero il sospirato dono della parola e aiutati nelle attività artigianali da robot al loro servizio, diventano la razza dominante e col passare dei secoli l'Uomo diventa quasi una figura mitologica di cui narrare davanti al fuoco.

    I cani si pongono domande su cosa fosse esattamente un essere umano, su come fossero fatti i luoghi nei quali la maggior parte di loro viveva e cosa fosse una guerra. Per loro è impossibile trovarne una risposta e molti tra loro si convincono che l'Uomo sia solo una figura immaginaria in un ciclo di leggende su un passato talmente lontano per cui anche il loro simbolismo è ormai diventato misterioso.

    Costante di questo processo è il robot Jenkins, colui che conosce la verità perché era presente quando gli uomini camminavano sulla Terra e ne conserva ancora il ricordo.

    Il ciclo si conclude con la graduale invasione planetaria da parte delle formiche evolutesi artificialmente tanto tempo prima. Il robot Jenkins si consulta con l'ultimo umano superstite sulla Terra da millenni in stato di animazione sospesa, il quale propone una soluzione drastica.

    Per la natura non violenta dei cani e degli automi, Jenkins opta per l'esodo su dei mondi collocati in altre dimensioni.

    Nell'epilogo il robot si trova solo, un milione di anni dopo, su una Terra divenuta un formicaio globale, ad eccezione della tenuta che egli continua a curare indefesso.

    Un giorno si accorge che anche le formiche sono scomparse e le costruzioni si avviano alla rovina.

    L'automa trova una scultura che gli ricorda con gran divertimento, un evento accaduto in un'epoca remota: un calcio che un umano diede ad un formicaio dopo aver dato alle piccole creature l'intelligenza.


    tratto da
    http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_senza_fine_%28romanzo%29

    ReplyDelete
  2. Non so se hai notato Daniela, ma da qualche settimana, la noiosissima ormai, litania della "Imminente rinnovata crescita" ha lasciato il posto alla geremiade del "Sempre più lungo tempo di ritorno all'economia del boom economico".

    Rubando la gag al bravo Maurizio Crozza, sembra davvero iniziato l'evo del
    "Diludendo Universale".

    E'una svolta pregna di risvolti positivi, sebbene ora bisognerà davvero pagare il prezzo del cambiamento.
    Che non è quantificabile tanto quanto in termini di denaro, ma molto di più in termini di pena e fatica per abituarsi a stili di vita differenti.

    Altro che sostituzione con lampadine a basso consumo e maxifrigoriferi in classe AAA+++.

    La sostituzione della mentalità di tossicodipendenti da energia fossile e fissile con quella di naufraghi di un mondo col clima alterato,comporta
    uno sforzo,innanzitutto d'immaginazione, che sarà fatale e già lo si vede,
    a molte persone.

    Io stesso, devo stare attento per non rimanerci secco.

    Ciao!

    Marco Sclarandis



    ReplyDelete
  3. Non sono sicuro se questa mia risposta alla tua domanda (ovviamente molto ingenua) ti avvicini o ti allontani dal "cupo asintoto" ma ....SI ......ho "visto qualcosa che cresce in eterno" ! ...ed e' L'idiozia umana. Come hai fatto a non pensarci da solo? O forse l'umanita nella sua estrema saggezza ha finalmente capito di essere una massa di imbecilli e quindi ha deciso di auto-distruggersi in un raro momento di lucidita' e di intelligenza? Quanti paradossi ! (ed uno piu asintotico dell'altro al paradossalismo puro ed infinito)

    ReplyDelete
  4. Tutto è impermanente. Non solo le cose belle ma tutto, persino la cupidigia.
    Non è la fine del viaggio la cosa più triste di un qualsiasi viaggio quanto la bruttezza eventuale, la superficialità e la crudeltà che lo hanno contraddistinto.

    Finire, prima o poi si deve finire. Ma che si possa far meglio (e persino molto meglio) di come s'è fatto finora è fuori discussione.

    Saluti

    ReplyDelete
  5. "....Meglio illuderli mentre vanno verso un drammatico e presumibilmente tragico destino, o disincantarli e deviarli verso un difficile ma percorribile sentiero di desiderabile esistenza?...".

    Attendere che siano sostituiti dai loro figli, e fare in modo che essi siano capaci di vivere il futuro che ci attende. Bisogna però vedere se ci rimane tempo sufficiente.

    ReplyDelete