Wednesday, March 14, 2018

Riemergerai dal gorgo Stephen e cantando.

Oggi ritorni verso quella polvere
prima incontrerai quella terrestre
che iniziò la tua vita terrena e poi
quella degli astri fulgidi ed oscuri
li vedrai questi neri e ingordi
con una vista a noi preclusa
potrai toccarli impunemente
senza farti divorare globi mansueti
come ci racconterai il pellegrinaggio
siamo in sintonia con la tua mente
illuminati dal tuo sguardo acuto
buon viaggio Stefano e attiraci
che anche noi in quei mondi
vogliamo fare visita.

Marco Sclarandis

Thursday, March 8, 2018

Siamo noi l'ultimogenito?



Con chi hai fornicato la notte
o è stato all'alba o un pomeriggio di noia
che poi partoristi un tale figlio degenere
Madre eri da sempre matrigna
o qualcuno qualcosa ti ha fatto mutare natura
hai una gemella infingarda invidiosa
che prende il tuo posto mentre che dormi
di chi siamo figli noi che misuriamo ogni cosa
come te siamo capaci di spietatezza sovrana
di tenerezza di felino saziato di rugiada desertica
queste mani e mente e sguardo curioso
sei Tu che ne hai fatto un incastro
o una più potente ed astuta ha tramato
ai tuoi danni o a tua gloria
siamo noi l'ultmogenito
per il quale non sprecasti i tuoi gemiti
non tenerci troppo a lungo nel dubbio
inutilmente stiamo sfidando l'insuperabile
diccelo ora se siamo nati bastardi
ma meritevoli d'essere lo stesso adottati.

Marco Sclarandis


Wednesday, March 7, 2018

Quanto siamo liberi, Alberto?

 Scaturito dal post precedente : Siamo liberi Guido , siamo liberi.

Se capisco bene il ragionamento su cui si basa il credere che siamo più liberi di quanto supponiamo risiede nella nostra impossibilità di calcolare o sapere tutto. Ammettendo senza discussione questo non vedo il nesso con il nostro presunto libero arbitrio. Perché se così fosse tale facoltà l' avrebbero pure gli altri esseri viventi, come i fenicotteri o le otarie.
Certo a noi bipedi poco pelosi sembra proprio di essere liberi. Ma forse tale credenza è assai esagerata se non proprio un consolante inganno della nostro sistema nervoso evolutosi casualmente in un modo che non conosciamo bene e forse non conosceremo mai.

Alberto, se potessimo calcolare tutto potremmo sapere tutto?
Logicamente no perchè basta pensare se di fronte ad un bivio, nel futuro,Potremmo o no sapere quale strada prenderemo? la questione diventa ovviamente indecidibile.
Se il calcolo ci dice che prenderemo una strada, ma ancora non l'abbiamo presa,che cosa c'impedisce di prendere l'altra?
E viceversa.

Comunque ho inteso dire, e forse non sono stato esauriente, che noi abbiamo una misura di libero arbitrio superiore a quella di altri, e oso dire di tutti gli altri, esseri viventi terrestri.
E comunque, chi ci comanderebbe? Nessuno,qualcuno o che cosa?
Ma scendendo nel prosaico e nel quotidiano, perchè troppo sovente
rinunciamo a scegliere quello che possiamo scegliere, fosse anche una scatoletta di tonno o una passeggiata senza pensieri?.
Un saluto, Marco.

Sì certo noi abbiamo doti cognitive superiori agli altri esseri viventi. Ma il punto è quanto siamo liberi? E non può essere la credenza di esserlo del tutto a stabilirne la misura e neppure i ragionamenti dei filosofi o le intuizioni dei poeti. Può esserlo solo la ricerca scientifica empirica. Certo le neuroscienze a questo riguardo sono ancora in una fase iniziale ma quei pochi esperimenti condotti come quello di Libet ci danno indicazioni poco favorevoli alla nostra credenza di libertà.
Il fatto è che la nostra coscienza si basa su meccanismi cerebrali non eliminabili precedenti e che, non dico comandino, ma influenzano senza dubbio le nostre scelte apparentemente libere.

Alberto, che distanza c'è fra due punti?
Questa domanda sembra innocente ed ingenua ma non lo è.
Con due soli punti è impossibile dare una risposta sensata, cosa invece possibile con tre.
Il nesso con la libertà e l'essere liberi è che con due punti esiste qualsiasi distanza,
ma nessuno può calcolarla.
Con tre punti ne esistono tre ma una è obbligata ad essere quella che è dalle altre due.
La libertà va confrontata o misurata o considerata rispetto ad una costrizione o servitù o schiavitù o limite o comunque quello che è possibile od impossibile che esista.
Immagina una Terra piatta,più semplice di una sferica,quindi, infinitamente in estensione.
Ci sarebbe spazio per tutti, da chi s'accontenta di una casupola a chi non dorme la notte se non edifica una metropoli ed oltre.Ma.
Come non puoi mettere più di tre cerchi delle stesse dimensioni reciprocamente tangenti e non più di sei attorno e adiacenti ad un altro identico,da queste elementari considerazioni s'evince quanto il concetto di libertà sia indigesto da accettare nelle sue ineluttabili implicazioni.
La libertà di cui disporremmo se la cercassimo con maggiore passione, sarebbe più ampia di quanto molti non immaginano. Ne sono certo.
E quella che tu chiami ricerca scientifica empirica, è nient'altro  che questa ragionevole passione.


Marco.



Monday, February 19, 2018

Siamo liberi Guido, siamo liberi.

Guido, ti propongo un'analogia in due parti per esporre il mio pensiero sul libero arbitrio.
Cominciamo dal cubo "alla Rubik" più semplice, ma anche troppo semplice. Quello di 2x2x2 cubetti e 24 facce da risistemare.
Se fossimo liberi di scambiare di posto anche le facce interne, sebbene con qualche restrizione di mosse,per esempio, anche questo cubo minimo diventerebbe interessante, almeno per qualcuno.
Quello famoso e famigerato,di 3x3x3 la cui complessità non è immediatamente visibile lo diventa appena lo si maneggia per riordinarlo allo stato di partenza. Anche in questo caso,se accettassimo di estendere le regole permettendo di considerare le mosse per scambiate le sue facce interne, la complessità del riordino aumenterebbe ma in un modo esplosivo.

Ora consideriamo "Rubik 10x10x10". Prima solo lo scambio facciale esterno e poi quello interno.
Escono fuori numeri al di là dell'immaginazione, anche di chi di matematica un minimo se ne intende.
Pensare al "Rubik 1000x1000x1000" pensiero da matematici al vertice e di professione, porta ai confini della conoscenza teorica e pratica.
Eppure queste situazioni combinatorie,sebbene siano implicitamente costituite da numeri d'inimmaginabile grandezza, a seconda delle regole considerate, non conducono necessariamente all'infinito, numerico beninteso.
Solo che superato un certo limite, qualsiasi numero diventa di fatto, fisicamente incalcolabile e nemmeno rappresentabile.
Quindi, per certi versi, un numero dalle cifre infinite, non in quanto tali, ma perchè inesorabilmente inconoscibili.
Ora consideriamo quella specie di flipper,una tavola irta di chiodi in forma di una schiera triangolare e tenuta dritta in modo che una biglia in caduta libera verso il basso finisca in una delle posizioni alla base del triangolo chiodato.
Se i chiodi e le biglie sono in numero sufficiente vediamo apparire alla fine un accumulo di bigle nelle posizioni finali che disegnano una forma a campana, che è anche l'inverso della curva logistica o sigmoide, questa onnipresente in ogni ambito di uso, consumo ed abuso di risorse.
Possiamo calcolare per ogni biglia quale sarà il suo destino finale?
No, possiamo solo conoscere la probabilità che ogni biglia ha di finire in una posizione intermedia o finale.
Ma possiamo truccare il meccanismo con delle regole, per esempio poter manovrare i chiodi a certe condizioni e aumentare ogni probabilità
di caduta in una posizione, anche fino alla certezza.
Adesso immaginiamo le biglie come persone e i chiodi conficcati nella tavola come il teatro della vita.
L'analogia mi sembra quasi perfetta.
 
Da quello che ho detto finora, s'intravede l'incommensurabile,sottile differenza tra la fisica e la matematica.
Nel mondo matematico non possiamo ignorare l'infinito, nel mondo fisico, il contrario.
Finora, sembra che la realtà sia un intreccio indistricabile di fisica e di matematica.
E, in questo mondo reale, fatto che ritengo sia un  mistero stupefacente, siamo arrivati a capire grazie alla dimostrazione "diagonale" di Georg Cantor che tutte le cose che possiamo contare sono in realtà inelencabili.Quella famosa frase di una dell'Amleto di Shakespeare
" Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia", si è rivelata vera alla lettera quattro secoli dopo.
Non potendo elencare tutto nè calcolare tutto, il libero arbitrio esiste proprio in virtù di questi fatti.
Proprio queste impossibilità sono il fondamento di questa libertà.
Se poi vogliamo illuderci che ci sia qualcuno che che sa tutto e che può tutto, illudiamoci pure.
Ma sapere tutto e potere tutto è logicamente impossibile.Ormai lo sappiamo.
Chiunque ci convinca che sia possibile ci sta ingannando, anche se ci dice che lo sta facendo per il nostro bene.
Ecco perchè non dobbiamo mai dimenticarci di quelle due frasi,una scritta sul cinturone di certi soldati e l'altra su certe banconote,
e di quale sinistra fede propagandavano e propagandano ancora.
Io credo che siamo molto più liberi di quanto non crediamo d'essere.
Ma siccome la libertà porta alla conoscenza della nostra irriducibile limitatezza, preferiamo limitarla all'indispensabile.
E così gli arbitri siamo noi.

Marco Sclarandis












Monday, February 5, 2018

L'evo del rimedio

Mi chiedo che cosa possa invece sbloccare dalll'ottundimento la mente e l'animo di miliardi di persone.
La notizia ,credibile, che l'orologio del giorno del giudizio atomico, giudizio si fa per dire, segni solo due minuti prima della fine dell'umanità
e ciò pare importi tanto quanto l'annuncio di uno spettacolo di varietà,mi fa credere che se mai usciremo vivi da questo evo sarà per un inimmaginabile miracolo.
Vedo che più aumenta l'abbondanza di mezzi potenzialmente salvifici più diminuisce la passione per adoperarli a tale scopo.
Tutto ciò ormai non mi spaventa nè indigna.
Semplicemente ormai accetto che siamo sgusciati dalla fantasmagorica lotteria degli esseri viventi, fatti come siamo fatti.
Questo non implica che siamo condannati ad essere dannati a causa della nostra natura.
Semmai, è che per noi, è quasi sovrumano lo sforzo per non soccombere alla nostra natura di esseri consapevoli della nostra consapevolezza.
In altri termini è come se dovessimo agire contro la nostra stessa natura per poterla salvare.
E la nostra natura è certamente quella di un essere vivente che non accetta limiti d'ogni sorta.
Ma con la possibilità e la capacità di accorgersi di questo fatto.
Quindi, credo che siamo liberi di scegliere anche se la scelta tra il salvarci e il dannarci è diventata al limite dell'impossibilità.
Detto ciò, non m'interessa per niente cercare di calcolare la probabilità che avvenga il miracolo.
Anche perchè intuisco che il solo tentativo di farlo inficerebbe il risultato del calcolo stesso.
Sicuramente la probabilità che avvenga il miracolo è scarsissima, ma altrettanto sicuramente esiste, e perciò cerco di agire per accordarmi con tale evento.
E comunque ormai sappiamo, che sia che siamo soli nell'universo conosciuto o che siamo in numerosa compagnia, con o senza di noi tale universo proseguirebbe la sua esistenza, e forse senza fine.
Possiamo fare poco in tale universo, ma possiamo farlo.E potendo rimediare ad un errore, rimediare è quanto di più affine al prodigio ed al miracolo esista.

Marco Sclarandis

Tuesday, January 30, 2018

Se voi sapeste d'essere

Se voi sapeste d'essere
quello che voi siete
con noi dialoghereste
credo che ci chiedereste
come mai abitiamo case simili
ma in scale tanto differenti
e abbiamo impalcatura
sulla Terra per sorreggerci
per gli uni fuori e gli altri dentro
e dire che entrambi si collabora
e si fa spietata guerra a tutti
però siamo noi a chiederci
perché un un abisso ci divide
e fosse anche colmato allora
un intrico di labirinti rimarrebbe
a impedire tra simili l'incontro
ma irrimediabilmente disuguali
formiche termiti api vespe calabroni
pur con i vostri mille occhi
non potete vedere chi noi siamo
noi con quello nascosto nella mente
cerchiamo di discendere
nella vostra semplice e minuscola
certo è un mistero che esistiamo
nel medesimo universo
non ci resta che farvi camminare
sulle dita come dei bambini
e sperare che un giorno
per incanto ci si parli.

Marco Sclarandis

Wednesday, January 10, 2018

Auguri per un amico

Tu ed io ed anche loro
ma non tutti ma neanche molti
vediamo pur distratti dai tumulti
cose che starebbero benissimo nel mondo
al posto di macerie obbrobri ed accozzaglie
sappiamo di luoghi adatti a rendere
orde combriccole e gentaglie
un popolo di perdonabili furfanti
perfino incline a vivere da santi
eppure inerti restano troppe folle
e inermi attendono un domani
che il miracolo produca al posto loro
ma noi guardiamo tanto meno desistiamo
come bivalvi tenaci imperturbabili
costruiamo di madreperla case
tanto sontuose quanto piccole ed adatte
indichiamo strade percorribili
verso giardini di città terrestri edificabili
sotto volte celesti contemplate
da sempre da quei lungimiranti i soli
capaci di vedere un universo intero
in una metà del guscio di un'arachide.

Marco Sclarandis