Monday, January 28, 2019

Nello strano silenzio

Amico tu ed io condividiamo
rabbia simile cresciuta
in orti identici e adiacenti
illusi che divenga nutrimento
per chi brama rimedi a errori e guasti
e di questi siamo esemplari esponenti
sappiamo fortunatamente
d'essere pressochè impotenti
il nostro furioso lavorìo di zappa
ci sfianca per scarso beneficio
ho posato l'attrezzo ed ascoltato
nello strano silenzio
non meno faticoso
il fruscio di una chiocciola strusciante
sulle verdure infestanti e coltivate
il grattare della sua radula
sul bordo della lattuga umida
guardo senza alcun timore
all'abisso che ci divide e sporto
sul fragile ponte che ci unisce
il piacere di mangiarci una foglia d'insalata
ira disumana si converte
suo morso dopo morso
mio sguardo dopo sguardo
in desiderio sorretto dalla forza
nel mio palmo utili sementi
non li getterò invano al vento.

Marco Sclarandis

Thursday, December 13, 2018

Chissà se allora già esistevi

Chissà se allora già esistevi
nella mente d'un Leonardo paleolitico
d'un Archimede precedente i metallurghi
dell'oro del bronzo e il ferro
chissà chi t'ha scorta in visione o sogno
accedendo ad un futuro remotissimo
ma poi dimenticata e persa
o dovevi attendere l'acciaio
l'asfalto l'isoprene il calibro e l'officina
per venire tra di noi alla luce
potevi nascere dal bambù dal cuoio
dal frassino flessibile dai tendini tenaci
ed il duro bosso avrebbe surrogato
insieme all'ematite biglie di metallo
il basalto romano lastricava già la via
ma ora sei con noi macchina perfetta
per portarci sulla Terra ovunque
con il minimo dispendio ed invadenza
non sofisticarti troppo non guastarti
rimani invenzione semplice e suprema
tu che con due attrezzi sempre ti riaggiusti
con te mai prima fummo tanto liberi
meravigliosa bicicletta.

Marco Sclarandis

Mentre la catena trae

Mentre la catena trae
i denti della corona e del pignone
ogni osso dell’attrezzo birotato
ogni tendine ganascia insieme
al derma circolare morbido
collaborano in dinamico equilibrio
prodigio biomeccanico si compie
eccelle termodinamica efficienza
la vista del percorso mi distrae
dalla bolletta la fattura la scadenza
divengo vela al vento su sentiero
muscoli e pedivella si fan onde
braccia sguardo olfatto udito
si mutano in timone e Ulisse
m’invidia mi sorride Icaro
il fruscio della gomma sul’asfalto
il brusio sullo sterrato
sul pavè quel suono ritmico
non m’impediscono interiore lavorìo
raggi si flettono e trasmettono momento
cascate scalinate percorse d’energia
biochimica cinetica angolare
con un manubrio mi sento già torero
e domo bestia al mio volere
dirigo le sue corna dove voglio
sella è trono di un imperatore
leve frenanti scettri nelle mani
allora mi domando come
tu bicicletta in quali menti stavi
assorte ad escogitare meccanismi
ordigni di passioni bellicose
e a lungo nascosta sei rimasta
un conte francese ti ha svegliata
dal sonno in quella selva d’invenzioni
ora sei ancora principessa sulla strada
presto diverrai regina incoronata.

Marco Sclarandis

Tuesday, July 31, 2018

Solo perchè attratto

Ho chiesto alla carovana di formiche

se sapessero qualcosa di recente

sulla lunghezza della vita dei protoni

una s'è inerpicata sul mio pollice

ma solo per suggere una goccia di sciroppo

al branco d'elefanti ho letto versi medievali

cercando nei barriti entusiasmo e approvazione

non vi era noia ma l'interesse era rivolto

al cestino di mele sbucciate e più odorose

allora ho guardato negli occhi sconfortato

dalla calura il cane affranto e complice

gli ho chiesto se l'involucro suo avesse

mai pensato di scambiare con il mio

mi è parso rapito da un abisso d'attenzione

presto dalla sua impotenza abbandonato

a comprendere rovello troppo astratto

pronto però a captare quesito più concreto

il vicino poteva esserci per dialoghi alla pari

spazianti dalla chiacchera al mistero

se solo l'azzardo non l'avesse imbambolato

reso simile al lombrico invertebrato

da questo differente solo perché attratto

da esponenziale crescita del gruzzolo

di monete avanzate come resto della spesa.

Marco Sclarandis .

Wednesday, March 14, 2018

Riemergerai dal gorgo Stephen e cantando.

Oggi ritorni verso quella polvere
prima incontrerai quella terrestre
che iniziò la tua vita terrena e poi
quella degli astri fulgidi ed oscuri
li vedrai questi neri e ingordi
con una vista a noi preclusa
potrai toccarli impunemente
senza farti divorare globi mansueti
come ci racconterai il pellegrinaggio
siamo in sintonia con la tua mente
illuminati dal tuo sguardo acuto
buon viaggio Stefano e attiraci
che anche noi in quei mondi
vogliamo fare visita.

Marco Sclarandis

Thursday, March 8, 2018

Siamo noi l'ultimogenito?



Con chi hai fornicato la notte
o è stato all'alba o un pomeriggio di noia
che poi partoristi un tale figlio degenere
Madre eri da sempre matrigna
o qualcuno qualcosa ti ha fatto mutare natura
hai una gemella infingarda invidiosa
che prende il tuo posto mentre che dormi
di chi siamo figli noi che misuriamo ogni cosa
come te siamo capaci di spietatezza sovrana
di tenerezza di felino saziato di rugiada desertica
queste mani e mente e sguardo curioso
sei Tu che ne hai fatto un incastro
o una più potente ed astuta ha tramato
ai tuoi danni o a tua gloria
siamo noi l'ultmogenito
per il quale non sprecasti i tuoi gemiti
non tenerci troppo a lungo nel dubbio
inutilmente stiamo sfidando l'insuperabile
diccelo ora se siamo nati bastardi
ma meritevoli d'essere lo stesso adottati.

Marco Sclarandis


Wednesday, March 7, 2018

Quanto siamo liberi, Alberto?

 Scaturito dal post precedente : Siamo liberi Guido , siamo liberi.

Se capisco bene il ragionamento su cui si basa il credere che siamo più liberi di quanto supponiamo risiede nella nostra impossibilità di calcolare o sapere tutto. Ammettendo senza discussione questo non vedo il nesso con il nostro presunto libero arbitrio. Perché se così fosse tale facoltà l' avrebbero pure gli altri esseri viventi, come i fenicotteri o le otarie.
Certo a noi bipedi poco pelosi sembra proprio di essere liberi. Ma forse tale credenza è assai esagerata se non proprio un consolante inganno della nostro sistema nervoso evolutosi casualmente in un modo che non conosciamo bene e forse non conosceremo mai.

Alberto, se potessimo calcolare tutto potremmo sapere tutto?
Logicamente no perchè basta pensare se di fronte ad un bivio, nel futuro,Potremmo o no sapere quale strada prenderemo? la questione diventa ovviamente indecidibile.
Se il calcolo ci dice che prenderemo una strada, ma ancora non l'abbiamo presa,che cosa c'impedisce di prendere l'altra?
E viceversa.

Comunque ho inteso dire, e forse non sono stato esauriente, che noi abbiamo una misura di libero arbitrio superiore a quella di altri, e oso dire di tutti gli altri, esseri viventi terrestri.
E comunque, chi ci comanderebbe? Nessuno,qualcuno o che cosa?
Ma scendendo nel prosaico e nel quotidiano, perchè troppo sovente
rinunciamo a scegliere quello che possiamo scegliere, fosse anche una scatoletta di tonno o una passeggiata senza pensieri?.
Un saluto, Marco.

Sì certo noi abbiamo doti cognitive superiori agli altri esseri viventi. Ma il punto è quanto siamo liberi? E non può essere la credenza di esserlo del tutto a stabilirne la misura e neppure i ragionamenti dei filosofi o le intuizioni dei poeti. Può esserlo solo la ricerca scientifica empirica. Certo le neuroscienze a questo riguardo sono ancora in una fase iniziale ma quei pochi esperimenti condotti come quello di Libet ci danno indicazioni poco favorevoli alla nostra credenza di libertà.
Il fatto è che la nostra coscienza si basa su meccanismi cerebrali non eliminabili precedenti e che, non dico comandino, ma influenzano senza dubbio le nostre scelte apparentemente libere.

Alberto, che distanza c'è fra due punti?
Questa domanda sembra innocente ed ingenua ma non lo è.
Con due soli punti è impossibile dare una risposta sensata, cosa invece possibile con tre.
Il nesso con la libertà e l'essere liberi è che con due punti esiste qualsiasi distanza,
ma nessuno può calcolarla.
Con tre punti ne esistono tre ma una è obbligata ad essere quella che è dalle altre due.
La libertà va confrontata o misurata o considerata rispetto ad una costrizione o servitù o schiavitù o limite o comunque quello che è possibile od impossibile che esista.
Immagina una Terra piatta,più semplice di una sferica,quindi, infinitamente in estensione.
Ci sarebbe spazio per tutti, da chi s'accontenta di una casupola a chi non dorme la notte se non edifica una metropoli ed oltre.Ma.
Come non puoi mettere più di tre cerchi delle stesse dimensioni reciprocamente tangenti e non più di sei attorno e adiacenti ad un altro identico,da queste elementari considerazioni s'evince quanto il concetto di libertà sia indigesto da accettare nelle sue ineluttabili implicazioni.
La libertà di cui disporremmo se la cercassimo con maggiore passione, sarebbe più ampia di quanto molti non immaginano. Ne sono certo.
E quella che tu chiami ricerca scientifica empirica, è nient'altro  che questa ragionevole passione.


Marco.