Thursday, March 19, 2015

Viva la Primavera!






E’ fiorito il ciliegio preceduto dal mandorlo
spunta come sempre il timido asparago
eppure si spande un odore di peggio
sembra che non cambi mai niente
non è vero non sappiamo annusare
ci sono liquami che si danno da fare
marciumi all’assalto di puro candore
putredini in corsa senza più redini
ma nonostante il fetore che strozza la gola
aleggia un profumo di aliene molecole
punge come mostarda di senape
inebria all’istante il cuore e la mente
ma non viene da fermento di acini
assomiglia alle spezie ai cuoi logorati
all’olezzo che avrebbero dettagli ed inezie
se solo si tramutassero in erbe e corolle
dev’essere che sta irrompendo un giardino
ancor più fastoso più universale
fra le aiuole di quest’orto malato
se mi sono sbagliato pazienza
datemi voi qualche essenza
che mi ridesti dall’illusione.

Marco Sclarandis

Ah, Giacomo!

La Natura sa essere terribilmente matrigna, non bisogna dimenticarselo mai.
In modi talmente raccapriccianti da avere sconvolto fior di teologi d'ogni epoca.

Biologi, zoologi*.
E poeti pure.**
Basta leggersi alcuni scritti di Stephen Jay Gould che di bestie se ne intendeva.
Ritengo che il nostro tarlo sia quello del desiderio dell'immortalità, che un minimo di immaginazione e con il massimo della fantasia possiamo renderci conto che diventa inesaudibile prolungando semplicemente la vita terrena e terrestre.
Siamo noi stessi che ci siamo proclamati amministratori e custodi del Creato, o della Natura, comunque sia, ma di fatto non possiamo fingerci che non esistano differenze fra le diverse forme di vita, anche tra quelle a noi più simili.
Mi sembra che viviano nell'orrore per la nostra natura animale e mortale, 

e nel terrore di avvertire la natura divina e trascendente 
che ci fa sentire abissalmente diversi dagli altri esseri viventi.
Lo stato di alterazione assoluto della coscienza non può che essere la morte, e con le droghe cerchiamo di raggiungerlo fino alla frontiera oltre la quale sembra sia impossibile tornare indietro.
La crescita illimitata, matrioska di tutte le droghe che ormai ci sta portando vicinissimi all'estinzione, non può essere fermata con argomenti razionali.
Solo l'accettazione dell'incommensurabile irrazionalità dell'esistenza può salvarci.
La scienza stessa si fonda sull'osservazione di fenomeni che sono intrinsecamente irrazionali nel senso semplicemente matematico del termine.Il razionale misurabile ne è solo un'infima parte.
E la matematica stessa si fonda sulla fede nell'esistenza di infiniti enti numerabili, i numeri appunto, e ancor più sull'esistenza di enti neanche numerabili, quali i numeri irrazionali trascendenti come il pi greco, il numero "e" base dei logaritmi naturali e infinitamente infiniti altri.

La frase del matematico Leopold Kronecker: 
"Dio fece i numeri interi; tutto il resto è opera dell'uomo" 
mi pare stupendamente significativa.Del suo terrore della divina trascendenza.
Almeno per me.Ma siccome è morto da un pezzo non posso averne conferma di persona.
In teoria, vorremmo hic et nunc sic et simpliciter il Paradiso per tutti, ma non sappiamo nemmeno come risolvere i paradossi derivanti dalle implicazioni del teletrasporto di Star Trek.
Intanto alcuni si sono prenotati per fare un viaggio di sola andata su Marte.
 

**Ah! Giacomo, come sarebbe bello averti qui ora a cantare i tormenti di noi contemporanei che miseramente naufraghiamo nel cambiamento climatico!

Marco Sclarandis

* "Quando i cavalli avevano le dita - Misteri e stranezze della Natura",  

Stephen Jay Gould 1983,
Feltrinelli ISBN 88-07-81087-5


Marco Sclarandis

Tuesday, March 17, 2015

Troppi dèmoni ubriachi



                                       http://lcalighieri.racine.ra.it/pescetti/ricerca_infinito_2004_05/somm_svilup/infinitesimo_file/image004.jpg
    Cortesia   http://lcalighieri.racine.ra.it/pescetti/ricerca_infinito_2004_05/somm_svilup/infinitesimo.htm




Non c’è un solo cantuccio
l’apice della punta d’uno spillo
che sia diversamente al mondo
venuto da un raddoppio reiterato
noi lo possiamo immaginare
quel singolo intero solitario
volere concentrato al massimo
di riprodursi identico a sé stesso
e poi vedersi e piangersi sgomento
altra cosa paio essere diventato
di nuovo ardente brama all’opera
incessante a copiarsi e ricopiarsi
come se fosse in duello con un altro
poi il resto venne
aggiunte somme moltiplicazioni
di pezzi che a noi paiono frazioni
ma sempre solo interi aggiunti sono
di quell’uno avido d’estendersi
vediamo tutto questo ed impazziamo
a causa d’identica intima natura
avessimo un universo intero
non ci sazierebbe e un altro subito
dopo un giorno ne vorremmo
più vediamo astri pianeti soli
più tristezza diventa esponenziale
la Luna sola ci conforta
ci ricorda desolato Paradiso.


Marco Sclarandis

Monday, March 16, 2015

Il petrolio di Fracchia

Sepolti nelle tragedie, ci sono sempre giacimenti enormi di comicità.
Però se non fosse per questi giacimenti la genìa umana non sarebbe sopravvissuta fino ad oggi.
La storia raccontata in questo post di Dario Faccini mi ha illuminato al riguardo.
Non possiamo abbandonare di colpo i combustibili fossili.(nemmeno quelli fissili).
Non li possiamo usare tutti tutti fino al loro esaurimento.
Non ci decidiamo a fare quello che servirebbe ad uscire da questo dilemma, come si diceva una volta, alla chetichella o all'inglese.
Non vorremmo pagare il prezzo, seppure via via più esoso, per entrare in un mondo non così dipendente da queste risorse.
Ma accumuliamo debiti d'ogni genere per mantenere un modus vivendi da Principi rinascimentali.(debosciati, però)

Sempre mi viene in mente Ennio Flaiano:

"La situazione è grave, ma non seria".

Marco Sclarandis

Da:
https://aspoitalia.wordpress.com/2015/03/15/fracklog-il-petrolio-che-rimane-dove/#more-1569.

Fracklog, il petrolio che rimane dov’è.

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Tremila pozzi perforati che non producono una sola goccia di petrolio. E’ il “fracklog”, una strategia di sopravvivenza per le compagnie USA attive nel fracking.
Di Dario Faccini 

Una questione di vita o di morte

Da quando il prezzo del barile è crollato, le compagnie USA che estraggono il petrolio mediante la fratturazione idraulica (fracking) devono gestirsi sul filo del rasoio: da una parte il debito crescente, dall’altra la prospettiva di vendere il petrolio sottocosto.
E così sono corse ai ripari. Innanzitutto hanno “rimodulato” le strategie di investimento per 2015, tagliando generosamente i propri budget di spesa di almeno 100 miliardi di dollari. Contemporaneamente hanno anticipato la chiusura di impianti di perforazione(rig) in zone marginali, giunte ormai a fine vita, dove la bassa produzione non giustificava più i costi operativi. Tutto questo ha avuto un impatto pesante sul numero di impianti di perforazione attivi negli USA, con un crollo del 40%.
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Numero di impianti di perforazione attivi (in blu) e produzione di petrolio giornaliera (in arancione) negli USA.

Da osservare come la produzione petrolifera abbia però continuato ad aumentare a causa dell’inerzia nel sistema, e ci si attenda che possa proseguire nella crescita ancora per qualche mese prima di piegarsi all’ingiù.
Un’ulteriore strategia di sopravvivenza ha incluso la rinegoziazione dei noleggi per le attrezzature di trivellazione che vanno accumulandosi inoperose nei piazzali. Solo da queste operazioni si prevedono riduzioni dei costi di trivellazione e fratturazione intorno al 20%.
Infine, c’è un’altra strategia classica per massimizzare il profitto.
Il petrolio con consegna più lontana nel tempo sta spuntando sul mercato dei ‘future’ petroliferi un prezzo maggiore di quello a consegna nei prossimi mesi (una conformazione della curva dei prezzi future chiamata contango). Ciò rende conveniente pagare il noleggio dei grandi stoccaggi commerciali per immagazzinarvi il petrolio e venderlo subito emettendo un future con consegna più ritardata, e quindi a maggiore prezzo, oppure ritardare la vendita nella speranza che nel frattempo il prezzo di quel future aumenti ancor più.
Queste prassi, ampiamente in uso in questi mesi negli USA, contribuiscono a ribilanciare l’incrocio domanda-offerta nell’immediato mettondo però sotto pressione le capacità di stoccaggio ed inducendo un forte aumento del livello delle scorte, ora ai massimi da 80 anni.

Il fracklog

Questo giochino del “te lo vendo dopo”, già visto in passato, sembra che con il fracking stia assumendo una nuova dimensione: il fracklog.
La messa in attività di un pozzo mediante la fratturazione idraulica è un’attività che si può dividere in due fasi ben separate.
  1. La perforazione orizzontale  dello strato di rocce a bassa permeabilità che contengono il petrolio.
  2. La fratturazione della roccia mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua, sostanze chimiche e sabbia. Questa fase ha bisogno di personale e attrezzature separate dalla fase precedente, e può arrivare a pesare per ben i due terzi sui costi totali.
E’ solo in seguito alla seconda fase che il pozzo può produrre petrolio, tipicamente con rapido tasso di declino, quindi con una produzione spostata per lo più nei primi mesi.
Nelle attuali condizioni di mercato, per le compagnie può essere allora conveniente terminare la fase 1, magari già iniziata, e ritardare la fase 2 nella speranza che nel frattempo si verifichi un rialzo dei prezzi del barile. Ciò comporta complessivamente un accumulo di pozzi non fratturati che potranno poi essere completati  e messi in produzione all’occorrenza nell’arco di soli tre mesi. Questo è il fracklog, un termine coniato da un recente articolo su bloomberg che deriva dall’unione di fracking e backlog, ad indicare la quantità inevasa/arretrata di pozzi che devono ancora essere sottoposti a fratturazione.
Il vantaggio del fracklog per le compagnie è duplice: nel breve termine si abbattono i costi operativi mentre nel medio si migliorano i guadagni.
Il fracklog è una nuova possibilità a disposizione solo delle compagnie attive nel fracking, poiché nell’estrazione del petrolio convenzionale i profili di declino dei pozzi sono molto più morbidi e la loro perforazione avviene in un’unica fase che rappresenta la quasi totalità dei costi operativi.
A tutti gli effetti la strategia con cui le compagnie impiegheranno questi pozzi per massimizzare il loro profitto, e l’intrinseca velocità con cui potranno essere resi operativi, rende il fracklog una possibilità di stoccaggio del petrolio direttamente nella roccia a costi ben inferiori ad uno stoccaggio tradizionale.
Secondo Wood Mackenzie e RBC Capital Markets negli USA ci sarebbero ben 3000 pozzi non completati, ognuno dei quali potrebbe produrre inizialmente circa 750-1000 barili al giorno. Quest’ultimo dato appare però decisamente troppo ottimistico: il profilo medio di produzione dei pozzi a olio del Bakken inizia con 550barili/giorno nel primo mese al terzo è già a 350barili/giorno; per l’Eagle Ford sugli stessi tempi si ha 300barili/giorno e 230barili/giorno. Una stima conservativa sui primi tre mesi di produzione per tutti i pozzi ora in attesa di fratturazione potrebbe allora oscillare complessivamente intorno al milione di barili/giorno, per un volume rilasciato di 90 milioni di barili. Per dare un’idea questo volume rappresenterebbe circa il 130% della capacità di stoccaggio presente a Cushing (in Oklahoma, il punto di consegna dei contratti future sul WTI) oppure il 20% di tutti gli attuali stoccaggi commerciali di greggio negli USA. Un volume di petrolio ‘stoccato nelle rocce’ decisamente imponente.

Gli effetti

Il petrolio estratto con il fracking, il Light Tight Oil (LTO, petrolio leggero da rocce compatte) dimostrerebbe così di avere una produzione più flessibile del greggio convenzionale: in grado di rallentare più rapidamente in risposta ad un calo dei prezzi (costituzione del fracklog), ma anche di tornare più rapidamente a crescere in pochi mesi (completamento dei pozzi non fratturati).
A livello di mercato, questo dovrebbe:
  • portare più rapidamente al ribilanciamento tra domanda e offerta di petrolio, con l’eliminazione dell’attuale sovracapacità (che è stata costituita, non scordiamolo, con 10 anni di alti prezzi del barile);
  • pesare successivamente sui prezzi del barile, con parte della produzione attesa per quest’anno che sarà spostata avanti anche di molti mesi.
L’effetto complessivo potrebbe essere quindi quello di una tendenza all’ammorbidimento delle ampie oscillazioni di prezzo dei mercati petroliferi dovute allo sfasamento dei cicli di produzione e di investimento nell’estrazione tradizionale di greggio.
Al di là di questo effetto ‘anti-volatilità’, non dovrebbe esserci un’influenza sostanziale a medio termine sui volumi di greggio prodotti negli USA con il fracking, se non forse in senso leggermente negativo: potendo contare su una “scorta” di pozzi non fratturati, è ragionevole supporre che le compagnie attive nel fracking saranno probabilmente indotte al tagliare gli investimenti in nuove perforazioni oltre alle attuali attese del mercato.
Analogamente sembra poco probabile che possa esserci un’influenza sostanziale sui volumi petroliferi prodotti globalmente nel medio termine, e in particolare sulla possibilità di ribilanciare le future perdite di produzione indotte dall’attuale calo di investimenti. Per il settore petrolifero si vocifera di un taglio globale di 1000 miliardi di dollari nei prossimi due anni.
Da questo punto di vista sembra funzionare bene la strategia messa in campo dai paesi Sunniti Opec del Golfo Persico dalla fine di Novembre 2014: fracking o no, la decisione di non tagliare la produzione OPEC e quindi non sostenere il prezzo del barile sta riducendo rapidamente gli ingenti investimenti petroliferi necessari a mantenere globalmente la produzione al passo con la domanda nei prossimi anni.
Il mercato petrolifero sta così entrando in un “new normal” dove i ciclici periodi di sovracapacità produttiva e bassi prezzi si accorciano a favore dei periodi di scarsità e prezzi elevati.
Con buona pace di chi, guardando il grafico del prezzo del petrolio dell’ultimo anno,  si affanna a dichiarare morto il picco del petrolio.

P.S. per i link in colore basta andare su:  

https://aspoitalia.wordpress.com/2015/03/15/fracklog-il-petrolio-che-rimane-dove/#more-1569.

Imperfetto ma deciso al gesto



Mia la colpa
non di chi
non poteva farmi già perfetto
non di me della mia intera stirpe
o non poteva non sapeva non voleva
sono stanco d’espiazione inutile
nauseato di bellezza monca
ira m’infonde quest’attesa
di ripristino di giardino delizioso
nemmeno posso fare annientamento
di questa casa troppo stretta
troppo vasta a seconda dell’umore
qualcuno resterebbe ad abitarla
rendendo vana la vendetta piena
il malvagio ha aggiunto un pezzo
forse lo tolse ma è lo stesso
e l’ottagono è venuto sghembo
ormai lo vedo lo guardo sguardo mio
per questo è sempre sempre tetro
ma perché resiste il dubbio
come mai sotto la ruggine
comunque luccica metallo
perché quale contadino ottuso
coltivo vana speranza ancora
e gioisco pure quando si fa tregua
che non sia errore da correggere
e corretto splenda superiore meraviglia
Maestro poni rimedio presto
il tuo Allievo la tua Classe
sono sporti sul dirupo
il gorgoglìo del greto
a morte li sta già incantando.

Marco Sclarandis

Sunday, March 15, 2015

Il signore delle Meduse e la Signora delle Biosferofiabe


 Medusa
http://www.discorsivo.it/rubrica/2013/08/29/la-scienza-sotto-lombrellone-parte-2/

Ferdinando Boero. Serenella Iovino.
Invitati a "Scala Mercalli" sabato 14 Marzo 2015.
 
Una dimostrazione ulteriore che tempi eccezionali suscitano persone eccezionali.
In questo caso le persone eccezionali che già esistono, emergono su quelle che semplicemente lo sembravano, ma ora appariranno come meno che ordinarie*.
Un'altra di queste persone eccezionali è Angelo Tartaglia che ho avuto il piacere d'incontrare di persona a Firenze
alla presentazione del libro di Ugo Bardi,  "Extracted".
Chiunque può diventare una persona eccezionale di questi tempi.
Ma certamente non con il solo scopo di guadagnare fama e fortuna.

Ci sono i presupposti che accadano innumerevoli prodigiosi miracoli.
E non ha importanza che qualcuno li creda soprannaturali, divini, magici o solo prosaici.
Il proseguimento della nostra esistenza sulla Terra in mezzo a tutte le altre per millenni a venire, dipende ora in un modo trascendente dalla rete di relazioni che sapremo creare fra i viventi tutti.
E dico trascendente in modo molto letterale.
Perchè la complessità di tale rete di relazioni oltrepassa qualsiasi capacità individuale di comprensione, ed è praticamente inimmaginabile.
Nonostante ciò, possiamo capirne abbastanza da poter scegliere azioni per la vita o per l'estinzione della stessa.
Chi avrebbe mai detto che uno degli esseri più antichi, più eterei, più letali, e mitici del mondo, la medusa, sarebbe arrivato adesso a condizionare dal profondo la nostra vita umana?
Funghi, meduse, nubi nucleari, sono isomorfe.Qualcosa li collega nell'intimo e nel profondo.
Loro neanche lo immaginano, noi sì.
Stessa forma apparente, stupefacente diversità d'esistenza.
Coscienza primordiale che induce la primigenia materia inanimata a specchiare sè stessa.
Siamo noi umani, esseri mitici, capaci d'immedesimazione sconfinata.
Stiamo vivendo un'epoca d'abissale solitudine.
Sappiamo chè è improbabile che siamo unici in questo grandioso Universo.
Ma non sappiamo come averne una dimostrazione incontrovertibile.
Sentiamo che qualcosa d'infinitesimale ci differenzia dall'essere come Dei.
Ma non esattamente che cosa, e questo ci sta portando al desiderare un rabbioso e definitivo annientamento.
Odiamo il fango inerte da cui siamo stati estratti e resi viventi
Perciò spandiamo fanghi e letali poltiglie ovunque.
Pur sapendo che la melma è il matrimonio degli elementi fondamentali da cui proveniamo.
Siamo incantati da qualsiasi cosa che cresca in modo esponenziale, perchè ne avvertiamo la pregnanza assoluta.
Ed il numero di Eulero "e", quintessenza di esponenti e logaritmi, l'unico che derivi ricreando se stesso, anch'esso non smette d'affascinarci, a partire dall'algoritmo che lo genera, fusione sublime del numero "1" con tutti gli infiniti altri numeri naturali. Combinati con divina eleganza.
Non sappiamo come pesare l'Anima, ma negarne a priori l'esistenza è stolto e inutile allo stesso tempo.
Ferdinando Boero ci ricorda che la vitale proporzione qui sulla Terra è sette decimi.
I tre sono quelli su cui possiamo camminare.
I sette quelli dove potremmo farlo se fossimo capaci di miracoli, questi sì sovrannaturali.
Serenella Iovino ci invita a raccontare la realtà e l'immaginazione con una fantasia guarita dai deliri d'onnipotenza antropica.
 
*Lo show di Veronica Ciccone alias Madonna a "chefuorichetempochefa" contiene un messaggio
terribilmente sinistro, ma una, che scema non è, che anni fa si dedicò pure allo studio della Kabbalà,
non avrebbe detto quello che ha detto, così tanto per dire.
(Ascoltare gli ultimi minuti del suo quarto d'ora di spettacolo).
Per me lei resta prigioniera della sua fama e questo fa di lei una persona meno che ordinaria ormai.
"Un bicchiere di talento in un oceano di ambizione".Come dichiarò sprezzante un' altra pop star che tuttora tiene banco sui palchi planetari.Il bicchiere è forse una damigiana, ma l'oceano resta oceano.
Poi, per una che ha scelto di darsi il nome d'arte che ha, beh, giocare incautamente con i simboli,
è stupido e pericoloso, per sè e per gli altri che la seguono.
Ma essendo Veronica una cosidetta icona pop, avrebbe l'opportunità e anche il dovere, credo, di scegliere pubblicamente quale sentiero percorrere.La perpetua trasgressione, fine a sè stessa
porta alla perdizione, la Storia insegna.
Marco

Friday, March 13, 2015

Praticamente annichilito



O  >>>>>>>>>>>>>>> O >>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>.  (Questo non è il punto che termina una frase)


Approfitto del lavoro di Ugo Bardi, di Massimiliano Rupalti,  e ovviamente di Dmitry Orlov per
scrivere il più lungo post mai pubblicato qui, fin'ora.


http://ugobardi.blogspot.it/2015/03/estinto-piu-estinto-ancora-piu-estinto.html

In fondo a tutto c'è il testo di cui l'URL qui sopra.
Qui di seguito due commenti  di uno che sa pensare e ragionare anche bene, e l'altro di uno che cerca di stargli dietro.E infatti gli risponde.
 

Max12345 Dice: A mio parere il caro Dimitri e' come sempre un po' polemico. Ovviamente gli piace esserlo per alcune sue ragioni di personalita' propria....probabilmente con origine nella sua particolare traiettoria personale, psicologica ed intellettuale e socio-culturale e politica durante la sua vita. Risultanto con il quale mi identifico abbastanza. Forse fra i cosiddetti "catastrofisti" siamo tutti un po' strambi altrimenti saremo "normali" e mainstream e non capiremo niente.

Comunque per il resto mi sembra azzecchi quasi al 100% . Ed in particolare se lo si legge ATTENTAMENTE . Condivido particolarmente cio’ che dice sugli Stati Uniti e gli Americani (mainstream) attuali e sulla Russia e la situazione in Ucraina e nel cosiddetto "medio oriente ed in quanto alle guerre piu’ in generale, (bruttissime cose).

Semplificando un po si potrebbe dire che esistono diversi tipi di problemi (per gli umani) in questa congiuntura storica. (unica nella storia dell'umanita') 1) Problemi Geoambientali (cioe risorse, limiti, e clima principalmente, ma anche tutti gli altri problemi linkati, recentemente prioritizzati su Scala Mercalli);
(e non credo vi sia bisogno di elencarli ogni volta che se ne parla)

Ma vi sono anche seri problemi di carattere ii) Geopolitico iii) Geoeconomico iii) Geofinanziaro e iv) Geoculturale -nel senso che la "cultura" e l"ideologia neoliberista ormai imperano o cercano di imperare in diverse maniere quasi ovunque e di conseguenza viviamo in ambienti mentali altamente "propagandizzati" e per lo piu’ non ne siamo coscienti-. (e’ quasi impossibile esserlo del tutto) E vi sono anche problemi Geoinstituzionali nel senso che la presente architettura istituzionale globale (e regionale e nazionale) non e' particolarmente adeguata ai problemi che confrontano l'umanita.

Ovviamente tutti questi problemi GEO....sono collegati fra di loro e si intrecciano e potenzialmente si aggravano a vicenda. Ed inoltre togliendo il GEO, le stesse categorie di problemi esistono ai livelli cosiddetti Regionali (tali l'Unione Europea) e delle diverse Nazioni.

Come andranno a finire le cose in futuro? Non lo sa' Orlov e non credo lo sappia o lo possa sapere nessuno. Tutto cio' che pensiamo sono ipotesi e speculazioni di diversi tipi basate su cio che siamo, pensiamo e crediamo ed abbiamo disponibile come conoscenze nel presente. Ma credo che siamo piu sul "solido" e sul "vero" se pensiamo cose tali che il petrolio prima o poi finira' ed il clima sta andando a farsi benedire. Se andremo a finire come Venere o meno non credo lo si possa sapere

E malgrado il fatto (a mio parere) che in molti sensi l’umanita fa’ schifo ed e’ ridicola e meschina….(e lo e' sempre stata) cerco di evitare tali soggettivismi troppo negativi e di perdonare anche me stesso e cerco di vedere anche le tante cose belle e nobili, e quindi spero che l’umanita riuscira’ a (continuare?) a transformarsi per il meglio ed a sopravvivere ancora per qualche millennio. Ovviamente non saro’ qui per sapere se ci sara’ riuscita o meno ne lo saranno tutti gli altri lettori di questo o qualsiasi altro blog. Nel frattempo forse ha ragione Orlov che bisogna cercare di “divertirsi” con le nostre analisi e magari di fare anche qualche cosa di costruttivo per cercare "salvare" questa cosiddetta "umanita" (piu che altro da se stessa)

Max 12345

Dico Io:
 

Caro Max 12345, vorremmo trovare il Capo Espiatorio, cioè quello che invece di farci vivere nella forma in cui siamo fatti, e nel luogo in cui ci troviamo, avrebbe dovuto fare diversamente.
O anche il "Sommo Fascista" come lo soprannominava Pal Erdos, l'uomo che amava solo i numeri e di cui i matematici si vantano e si onorano di aver avuto almeno una indiretta collaborazione.

O non sarebbe stato possibile? (fare diversamente).

Come chiunque può vedere e anche toccare ad occhi chiusi, un cerchio non può essere circondato da più di sei cerchi uguali a sè stesso.
Non nello spazio tridimensionale euclideo.E i numeri primi non possono essere che quelli che sono, almeno nell'aritmetica che conosciamo.
Io so che tu sai che io so Max, e quindi ci capiamo, ma ciò che intendo dire è che la nostra umana curiosità è prigione ergastolaria e libertà paradisiaca allo stesso tempo.
Noi avremmo cambiato il clima comunque, anche solo "per vedere l'effetto che fa" e per vedere se correre il rischio non sarebbe stato poi così grave, o per dirla con Lucio Battisti:
"Se è poi così diffile morir (n) e".
Ritornando ai cerchi, e ai numeri primi, se uno ha la pazienza di leggersi "Il principio antropico" tradotto pure in italiano, di quella strana coppia che è John Barrow e Frank Tipler, gli autori, capisce che noi siamo una singolarità, una eccezione unica nella traboccante diversità della biosfera terrestre.
Siamo come il numero 2 unico numero pari fra i numeri primi, tutti dispari. 

Anche se non tutti i numeri dispari sono primi, ( 3 x 3 = 9 ).
Quindi, c'è da chiedersi, secondo me, se avessimo avuto una Terra di 130.000 chilometri di diametro, e quindi con una superficie 100 volte più grande dei miseri 510 milioni di chilometri quadrati, tutto compreso, cosa ne avremmo fatto.
Comincio a credere che saremmo arrivati comunque dove siamo ora.
Preciso, per chi ha troppa fantasia ed immaginazione, che una simile vasta Terra non potrebbe esistere ed ospitare una biosfera che a sua volta ospitasse bestie come noi.
Per tutta una serie di ragioni che partono dall'intima struttura dello spazio e del tempo, su, su fino al fatto che un blocco di ferro galleggerebbe su un lago di mercurio, ma noi siamo fatti di carne anche da macello, e al massimo galleggiamo solo in un Mar Morto.

Per dire cioè, che siamo il risultato dell'evoluzione di leggi fisiche che sono un insieme coerente, e quindi inventarsere a caso per scrivere di fantabiofisica, va anche bene per produrre letteratura ma non per creare mondi realmente esistenti.
Se 1+1 non facesse 2 che cosa farebbe? Prima di farneticare di scadente fantascienza bisogna esseri fatti questa domanda e aver cercato di rispondervi con un minimo di eleganza.
Che fare?
Storica domanda ripetuta dalle mogli o amanti, di rivoluzionari, di imperatori e dalle perpetue al servizio di Papi, fin dall'antichità, quando le cose si mettono piuttosto male.
E che avrebbe una risposta anche oggi che le cose sono messe malissimo.
Ma appunto, finchè si cerca il capro, il Capo, il Sommo, espiatorio,
e non ci si guarda allo specchio, basta una pozza d'acqua in penombra,
ogni risposta è vana.

Marco Sclarandis.

 

Ecco il testo: 
Da “Club Orlov”. Traduzione di MR

Estinto – più estinto – ancora più estinto

Questo blog è dedicato all'idea di presentare il quadro complessivo – il più ampio possibile – di quello che sta succedendo nel mondo. Le rispettive aree di interesse che formano il quadro complessivo includono quanto segue:

1. La decomposizione terminale e il collasso finale della civiltà industriale man mano che i combustibili fossili che la alimentano diventano sempre più costosi da produrre nelle quantità che servono, di qualità delle risorse, dell'energia netta sempre più bassa e, alla fine, della disponibilità sempre minore.

La prima previsione di Hubbert secondo cui il picco della produzione di petrolio assoluto negli Stati Uniti sarebbe stato negli anni 70 era precisa, ma la previsione successiva di un picco globale, seguito da un collasso rapido, intorno al 2000 è stata piuttosto sbagliata, perché sono passati 15 anni e la produzione globale di petrolio non è mai stata più alta. I prezzi del petrolio, che sono stati alti per un periodo, si sono temporaneamente moderati. Tuttavia, zoomando appena un po' nel quadro petrolifero, vediamo che la produzione di petrolio convenzionale ha raggiunto il picco nel 2005 – solo 5 anni in ritardo – ed è in declino da allora, e che il deficit è stato compensato da petrolio più difficile e costoso da ottenere (di alto mare, fracking) e da cose che non sono esattamente petrolio (sabbie bituminose).

Gli attuali prezzi bassi non sono sufficienti per sostenere a lungo la nuova produzione di risorse costose e l'attuale abbondanza comincia a sembrare un banchetto seguito da una carestia. La causa diretta di questa carestia non sarà l'energia ma il debito, ma si può ancora ricondurre all'energia: un'economia industriale in crescita e di successo ha bisogno di energia a buon mercato; l'energia costosa causa l'arresto della sua crescita e la fa impantanare in un debito che non potrà mai essere ripagato. Una volta che la bolla del debito scoppia, non c'è abbastanza capitale da investire in un altro giro di produzione energetica costosa e si avvia la decomposizione terminale.

2. Il processo molto interessante degli USA che si trasformano nella nemesi di loro stessi: una USSR (URRS) 2.0 o, come li chiama qualcuno, gli USSA. (Union of Soviet States of America)

La miglior descrizione degli USA è quella di un cadavere di una nazione in decomposizione dove spadroneggia una cricca di oligarchi che controllano il gregge gestendo metodi Orwelliani di controllo mentale. La popolazione è arrivata ad un punto tale che la maggior parte di essa pensa che le cose siano fantastiche – c'è una ripresa economica, non lo sapete? - ma pochi si rendono conto che hanno tutti problemi personali con cose come la violenza, l'abuso di alcool e droga e l'ingordigia. Ma non chiamatela una nazione di violenti, di drogati e di ingordi, perché sarebbe insultare. In ogni caso, non potete dirgli niente, perché non ascoltano, perché sono troppo occupati a manovrare le loro unità di supporto vitale elettroniche alle quali sono diventati dipendenti. Grazie a Facebook e a cose simili, ora sono penetrati cosi in fondo alla caverna di Platone che anche le ombre che vedono non sono reali: sono simulazioni al computer di ombre di altre simulazioni al computer.

I segni di questo stato avanzato di decomposizione ora sono inconfondibili ovunque si guardi, che sia nell'educazione, nella medicina, nella cultura o nello stato generale della società americana, dove ora per la metà piena degli uomini in età lavorativa la capacità di guadagnarsi una vita decente è compromessa. Ma ora è particolarmente ovvio nell'infinito sommarsi di errori che sono l'essenza della politica estera americana. Alcuni hanno iniziato a chiamarlo “l'impero del caos”, trascurando di menzionare il fatto che un impero del caos è per definizione ingovernabile.

Un esempio particolarmente convincente è il Califfato Islamico, che ora governa ampie aree di Siria ed Iraq. Originariamente è stato organizzato con l'aiuto americano per rovesciare il governo siriano, ma ora invece minaccia la stabilità dell'Arabia Saudita. Questo problema è stato peggiorato molto alienandosi la Russia che, con il suo lungo confine centro asiatico, è la nazione più grande ad essere interessata a combattere l'estremismo islamico. Il meglio che americani sono stati capaci di fare contro il Califfato è stata una campagna di bombardamenti costosa e inefficace. Precedenti campagne di bombardamenti inefficaci e costose, come quella in Cambogia, hanno prodotto conseguenze non volute come il regime genocida di Pol Pot, ma perché disturbarsi a imparare dagli errori quando li si può aggravare senza fine?

Un altro esempio è il caos militarizzato e il collasso economico conclamato che ha ingolfato l'Ucraina sulla scia del rovesciamento violento organizzato dagli americani del suo ultimo governo costituzionale un anno fa. La distruzione dell'Ucraina è stata dal calcolo semplicistico di Zbigniew Brzezinski per cui trasformare l'Ucraina in una zona occupata della NATO e anti Russia avrebbe contrastato efficacemente  le ambizioni imperiali russe. Un grande problema di questo calcolo è che la Russia non ha ambizioni imperiali: la Russia ha tutto il territorio che può desiderare, ma per svilupparlo ha bisogno di pace e libero commercio. Un altro piccolo problema della “scacchiera” di Zbiggy è che la Russia ha la preoccupazione principale di proteggere gli interessi dei russi ovunque vivano e, per ragioni politiche interne, agirà sempre per proteggerli, anche se tali azioni sono illegali e portano il rischio di un grande conflitto militare. Così, la destabilizzazione americana dell'Ucraina non ha ottenuto niente di positivo, ma ha aumentato le possibilità di un auto annullamento nucleare. Ma se gli USA riescono a scomparire dalla mappa politica del mondo senza innescare un olocausto nucleare, abbiamo comunque un problema, che è che...

3. Il clima della Terra, la nostra casa, è, per dirlo nel modo più gentile possibile, completamente fottuto. Ora, ci sono parecchie persone che pensano che alterare radicalmente la chimica e la fisica planetaria dell'atmosfera e dell'oceano, bruciando appena la metà degli idrocarburi fossilizzati estraibili usando metodi industriali, non significhi niente e che ciò che stiamo osservando è solo variabilità climatica naturale. Queste persone sono idioti. Cancellerò ogni singolo commento che faranno a questo post, ma nonostante la mia promessa di farlo, vi assicuro che ne faranno... perché sono idioti. [Aggiornamento: sì, infatti ne hanno fatti, CVD].

Ciò che stiamo vedendo è un episodio estintivo innescato dagli esseri umani che sarà sicuramente al di là di qualsiasi altra cosa nell'esperienza umana e che potrebbe rivaleggiare con il grande evento estintivo del Permiano-Triassico di 252 milioni di anni fa. C'è persino la possibilità che la Terra venga completamente sterilizzata, con un'atmosfera surriscaldata e tossica quanto quella di Venere. Che questi cambiamenti stiano avvenendo non richiede una previsione, solo osservazione. I soli parametri che restano da determinare sono questi:

1. Fino a dove arriverà questo processo?

Ci sarà ancora un habitat in cui gli esseri umani possano sopravvivere? Gli esseri umani non possono sopravvivere senza molta acqua potabile e fonti di carboidrati, proteine e grassi, tutte cose che richiedono ecosistemi funzionanti. Gli esseri umani possono sopravvivere con quasi ogni tipo di dieta – persino con cortecce di alberi e insetti – ma se tutta la vegetazione è morta, lo siamo anche noi. Inoltre, non possiamo sopravvivere in qualsiasi ambiente in cui la temperatura di bulbo umido (che tiene conto della nostra capacità di raffreddarci sudando) supera la nostra temperatura corporea: nel momento in cui questo accade, moriamo di colpo di calore Infine, abbiamo bisogno d'aria che possiamo effettivamente respirare: se l'atmosfera diventa troppo carente di ossigeno (perché la vegetazione è morta) e troppo ricca di CO2 e metano (perché la vegetazione morta è bruciata, il permafrost si è scongelato e il metano intrappolato nei clatrati oceanici è stato rilasciato), tutti noi moriamo.

Sappiamo già che l'aumento della temperatura media globale è aumentata di 1°C dai tempi preindustriali e, sulla base della chimica dell'atmosfera alterata, si prevede che alla fine aumenterà di 2°C. Sappiamo anche che l'attività industriale, grazie agli aerosol che immette nell'atmosfera, produce un effetto conosciuto come attenuazione globale. Una volta scomparso questo effetto, la temperatura media farà un salto di almeno altri 1,1°C, Questo ci porrebbe nella gamma dei 3,5°C e nessun essere umano è mai stato vivo in una Terra di 3,5°C al di sopra della temperatura di riferimento. Ma, sapete, c'è una prima volta per tutto. Forse possiamo inventare qualche congegno... Forse se ci mettiamo tutti dei cappelli ad aria condizionata o qualcosa del genere... (Ne facciamo una competizione di design?)

2. Con quale velocità si verificherà questo processo?

La massa termica del pianeta è tale che c'è un ritardo di 40 anni fra quando la chimica atmosferica viene cambiata e quando vengono percepiti i suoi effetti nella temperatura media. Finora siamo stati protetti da alcuni degli effetti da due cose: la fusione del ghiaccio di Artico e Antartide e del permafrost e la capacità dell'oceano di assorbire il calore. La vostra bevanda ghiacciata rimane piacevole finché non si sia sciolto l'ultimo cubetto di ghiaccio, ma poi diventa tiepida e sgradevole piuttosto in fretta. Alcuni scienziati dicono che, all'esterno, ci vorranno 5000 anni perché finiamo i cubetti di ghiaccio, provocando la fine della festa, ma poi le dinamiche degli enormi ghiacciai che alimentano i cubetti di ghiaccio non sono state comprese così bene e ci sono state sorprese continue in termini di quanto rapidamente possano rimuovere gli iceberg, che poi galleggiano in acque più calde e fondono rapidamente.

Ma la sorpresa maggiore degli ultimi anni è stata il tasso di rilascio di metano artico. Forse voi no, ma io ho trovato impossibile ignorare tutti gli scienziati che hanno suonato l'allarme del rilascio del metano dell'Artico. Ciò che chiamano la pistola a clatrati – che può rilasciare circa 50 gigatonnellate di metano in un paio di decenni – sembra essere stata azionata nel 2007 ed ora, pochi anni dopo, la linea di tendenza delle concentrazioni di metano nell'Artico è diventata allarmente. Ma dovremo aspettare almeno altri due anni per avere una risposta autorevole. In generale, il metano contenuto nei clatrati è sufficiente a superare il potenziale di riscaldamento globale di tutti i combustibili fossili bruciati finora di un fattore fra 4 e 40. L'estremo massimo di questa gamma sembra posizionarci a un buon punto sulla strada di un'atmosfera tipo quella di Venere e le specie che sopravvivono potrebbero essere limitate a batteri termofili esotici, sempre che ce ne siano, e sicuramente non comprenderanno le specie che ci piace mangiare, né nessuno di noi.

Vedere tali numeri ha spinto molti ricercatori a proporre la possibilità di un'estinzione umana a breve termine. Le stima variano, ma, in generale, se la pistola a clatrati ha effettivamente sparato, allora la maggior parte di noi non dovrebbe pianificare di essere ancora qua oltre a circa metà secolo. Ma la cosa divertente è (l'umorismo non è mai di cattivo gusto, a prescindere da quanto sia terribile la situazione) che la maggior parte di noi non dovrebbe pianificare di essere ancora qua in ogni caso. L'attuale popolazione umana sovradimensionata è un prodotto della combustione di combustibili fossili e una volta che sono finiti, la popolazione umana collasserà. Si chiama scomparsa ed è una cosa che accade sempre: una popolazione (diciamo, il lievito in una vaschetta di liquido zuccherino) consuma il proprio cibo e poi scompare. Pochi individui più resistenti persistono e se ci buttate un po' di zucchero tornano in vita, cominciano a riprodursi e il processo decolla ancora.

Un altro aspetto divertente dell'estinzione a breve termine dell'umanità è che non può mai essere osservabile, perché nessuno scienziato sarà presente ad osservarlo, pertanto è un concetto non scientifico. Siccome non può essere usata per fare scienza, gli scienziati che la buttano là devono puntare ad un effetto emotivo. Ciò è insolito per gli scienziati, che generalmente sono orgogliosi dei essere razionali e preferiscono avere a che fare con l'osservabile e il misurabile. Allora perché gli scienziati inseguirebbero un effetto emotivo? Chiaramente perché percepiscono che si debba fare qualcosa. E percependo che si debba fare qualcosa, devono anche percepire che si possa fare qualcosa. Ma se è così, di cosa si tratta?

Il tentativo di fare lobby nei governi per limitare le emissioni di carbonio è sempre il primo della lista. Non è stato un successo. Come una delle molte ragioni di ciò, considerate i due punti sopra: gli USA sono uno dei più grandi colpevoli quando si tratta di emissioni di carbonio, ma il cadavere in decomposizione del sistema politico americano è incapace di qualsiasi azione costruttiva. E' troppo occupato a distruggere paesi: Iraq, Libia, Siria, Ucraina...

Seconda in lista è una cosa chiamata geoingegneria. Se non sapete cos'è, non preoccupatevi; è in gran parte un sinonimo di masturbazione mentale. L'idea è che si possano sistemare cose che non si capiscono usando tecnologie che non esistono. Ma data la credenza umana irrazionale secondo cui ogni problema deve avere una soluzione tecnologica, c'è sempre qualche folle disposto a buttarci dei soldi. I tentativi precedenti su questa linea comprendevano l'idea di inseminare gli oceani col ferro per promuovere la crescita del plancton, o di mettere pezzi di stagnola in orbita per riflettere un po' di luce solare, o dipingere il Sahara di bianco. Sono tutti progetti divertenti a cui pensare. Perché non usare armi nucleari per immettere polvere nell'atmosfera per bloccare un po' di luce solare? O perché non nuclearizzare qualche vulcano, per ottenere lo stesso effetto? Se questo è politicamente difficile, perché non fare qualcosa di politicamente facile: uno scambio nucleare limitato?Ciò oscurerebbe i cieli, portando a un mini inverno nucleare e ridurrebbe anche la popolazione, che ridurrebbe l'attività industriale. Ci sono armi nucleari sufficienti a mantenere il pianeta freddo per tutto il tempo che serve a tutti noi per morire di avvelenamento da radiazioni. Questa soluzione geoingegneristica, insieme a tutte le altre, è in linea col detto popolare “Se non puoi risolvere un problema, ingrandiscilo”

E quindi mi pare che tutto il parlare di estinzione umana a breve termine sia soltanto uno sbattere le mani emotivo progettato per motivare le persone a provare cose che non funzioneranno. Tuttavia, credo che valga la pena di ponderare l'argomento per una ragione semplice: e se non vogliamo estinguerci? Abbiamo già stabilito che l'estinzione umana (a prescindere da quando si dica che si verifichi) non sarà mai osservabile, perché nessun essere umano sarà in giro ad osservarla. Sappiamo anche che le scomparse di popolazioni avvengono in continuazione, ma non risultano sempre in estinzione. Quindi, chi e più probabile che morirà e chi potrebbe farcela?

Le prime della lista sono le vittime invisibili della guerra. Ormai tante persone hanno visto foto dei mucchi di soldati ucraini morti lasciati a marcire dopo un altro attacco fallito, o i video dei residenti di Donetsk che muoiono sui marciapiedi dopo essere stati colpiti da colpi di artiglieria o di mortaio lanciati dal governo. Ma non sappiamo quanti bambini e donne stanno morendo nei reparti maternità perché il governo ha bombardato cliniche ed ospedali: tali casualità della guerra sono invisibili. Né ci verrà mostrato un video di tutti i pensionati che espirano prematuramente perché non possono più permettersi il cibo, le medicine o il riscaldamento, ma possiamo star sicuri che molti di loro non ci saranno più da qui a un anno. Quando si tratta di guerra, ci sono solo due strategie praticabili: rifiutarsi di prenderne parte e scappare. Infatti, il milione circa di ucraini che ora sono in Russia, o il milione di siriani che non sono più in Siria, sono quelli intelligenti. Sono gli ucraini che sono combattenti volontari gli idioti, quelli che stanno scappando in Russia per strsene fuori dalla guerra sono quelli intelligenti. “Tuttavia, i russi, che si offrono volontari per proteggere la loro terra e le loro famiglie da ciò che equivale ad un'invasione americana, chiaramente non sono degli idioti. Stanno anche vincendo). In questo senso, la guerra è un processo darwiniano, che porta all'estinzione degli stolti.

Il prossimo della lista degli episodi di estinzione da evitare avviene nelle grandi città durante un'ondata di calore. E' avvenuto in Europa nel 2003 ed ha portato a 70.000 casualità. Nel 2010, un'ondata di calore nella regione di Mosca (che è molto a nord) ha portato a 14.000 morti nella sola Mosca. L'effetto isola di calore urbano, che è causato dalla luce del sole assorbita dalla pavimentazione e dagli edifici, produce temperature locali molto più alte, portandole oltre la soglia del colpo di calore. Mentre l'economia dei combustibili fossili continua a funzionare, le città rimangono vivibili grazie alla disponibilità dell'aria condizionata. Una volta che questa chiude, gli episodi di estinzione da ondata di calore urbana diventeranno diffusi. Visto che il 50% della popolazione vive nelle città, metà della popolazione umana è a rischio di estinzione per colpo di calore. Pertanto, se non vi volete estinguere, non passate l'estate in una città.

La lista di luoghi in cui è meglio che non stiate se volete evitare l'estinzione diventa piuttosto lunga. E' meglio che non viviate in California, per esempio, o negli stati aridi del sudovest, perché è probabile che siano allagati dagli oceani che salgono (alla fine saliranno di oltre 100 metri, mettendo sott'acqua tutte le città costiere). E' meglio che non viviate nella metà est del Nord America, perché, paradossalmente, una regione artica drammaticamente più calda provoca l'andamento ondulato del jet stream, producendo inverni sempre più rigidi che, senza combustibili fossili, causeranno morte diffusa a causa dell'esposizione al freddo. Anche adesso, un po' più di neve, che è probabile che diventi la nuova normalità, ha causato la resa dell'intera infrastruttura dei trasporti del New England (dove, fortunatamente, non mi trovo). Ed è meglio che non viviate nemmeno dove la fonte d'acqua proviene dalla fusione dei ghiacciai, perché i ghiaccia presto non ci saranno più. Questo inclute gran parte del Pakistan, vaste aree dell'India, Bangladesh, Thailandia, Vietnam e così via. L'elenco di posti in cui è meglio non vivere se non ci si vuole estinguere per questa o quella ragione comincia a diventare piuttosto lungo.

Ma tutta le metà settentrionale dell'Eurasia sembra piuttosto bella per i prossimo futuro, quindi se non vi volete estinguere, è meglio che cominciate ad insegnare il Russo ai vostri figli.

Dmitry Orlov

(E se hai letto fin qua, imparare il Russo non dovrebbe esserti tanto difficile. Marco Sclarandis)