Tuesday, March 31, 2015

Degna pure lei d'udienza



Vedendo quei gusci di molluschi
in attesa d’esequie assieme
a quei tappi a quelle suole rotte
a quei fermacapelli sfatti
m’è venuto da contare attimi
come silicei granelli numerosi
o di una folla battiti di ciglia
e di mutarli se possibile
in momenti di densa compassione
visibile spendibile da tutti
senza necessità di tessere
di stemmi d’appartenenza a caste
guardando fronti d’onde
vari quanto moltitudini
sono andato infine indietro
per vedermi l’intera partentela
unente le cose agli esseri esistenti
allora pure la bottiglia abbandonata
sciattamente dopo unica bevuta
m’è parsa degna di ricevere
udienza per una conversazione. 

Marco Sclarandis

Friday, March 27, 2015

Ali di Germania




Tristissimo sassone ragazzo
chi ti ha spinto a fare del tuo airone
rapido placido docile potente
capiente dal volo stratosferico
un avvoltoio insaziabile di vite
spente solo per cibarsene
cosa ti ha fatto la tua Terra
la tua gente e quella estranea
per portarli coatti all’altra sponda
chi ti ha mutato in uno stolido Caronte
volevi forse competere con Icaro
quali folgori infernali la tua mente
hanno in quei minuti quel buio illuminato
dal monte impervio t’ha chiamato voce
ti ha istigato all’atroce sacrificio
nessuno al tuo posto può rispondere
questo ormai é il tuo solo privilegio
inutile a spendersi di qua dal fiume
tutti quei brandelli di metalli e carne
quei resti testimoni d’interrotte vite
gridano da qui verso la tua meta
se fuggivi da un inferno tutto tuo
potevi dircelo per tempo
di te avremmo avuto compassione.

Marco Sclarandis

Tuesday, March 24, 2015

Siamo messi così....

Di Natalino Balasso (h/t Alex Rossi)



Immagine da: http://galleryhip.com/monty-python-the-life-of-brian.html
GesùAscoltate! Uscì il seminatore, prese una manciata e seminò. Alcuni semi caddero sulla via e vennero gli uccelli e li beccarono. 
Giacomo: E cosa vorrebbe dire?
GesùNon ho finito. Altri caddero sulle pietre, e non misero radici nella terra né produssero una sola spiga di grano. 
Tommaso: Ho capito, vuoi dire che i contadini non hanno mira.
GesùAspettate, devo ancora finire.
Marco: Io conosco un contadino, ha un'ottima mira.
Gesù: Aspettate la fine. Alcuni caddero fra i rovi e i rovi soffocarono i semi e i vermi li divorarono. 
Zebedeo: Questo qua non ha proprio mira!
Simone: i vermi rompono i coglioni. A me han mangiato tutto il radicchio.
Giovanni: comunque l'agricoltura sta fottendo la pesca.
Gesùma la storia non è ancora finita!
Simone: Quando porto il pesce al mercato, vendo sempre meno, perché tutti vogliono i broccoli di Schio.
Tommaso: Dov'è Schio?
Simone: Vicino a Cafarnao, sulla Valdastico.
Giuda: Comunque come finisce la storia?
Gesù: E altri caddero sul suolo fertile, che diede un ricco raccolto che ne rese sessanta volte tanto e centoventi volte tanto.
Simone: Questo è culo!
Giuda: Ma ne rese sessanta volte o centoventi volte? Perché c'è una bella differenza!
Giovanni: I contadini non fanno un cazzo tutto l'inverno e poi seminano nei fossi.
Simone: a me i broccoli mi fanno schifo.
Gesù: Avete capito, allora?
Tommaso: Se non sai seminare, cambia mestiere.
Giuda: Ma no, vuol dire che i vermi bisogna ammazzarli fin da piccoli.
Simone: Però per pescare sono utili.
Marco: Ma se tu peschi con la rete?
Simone: Ma fatti i cazzi tuoi.
Aldo: Era più bella quella dei vignaiuoli.

Thursday, March 19, 2015

Viva la Primavera!






E’ fiorito il ciliegio preceduto dal mandorlo
spunta come sempre il timido asparago
eppure si spande un odore di peggio
sembra che non cambi mai niente
non è vero non sappiamo annusare
ci sono liquami che si danno da fare
marciumi all’assalto di puro candore
putredini in corsa senza più redini
ma nonostante il fetore che strozza la gola
aleggia un profumo di aliene molecole
punge come mostarda di senape
inebria all’istante il cuore e la mente
ma non viene da fermento di acini
assomiglia alle spezie ai cuoi logorati
all’olezzo che avrebbero dettagli ed inezie
se solo si tramutassero in erbe e corolle
dev’essere che sta irrompendo un giardino
ancor più fastoso più universale
fra le aiuole di quest’orto malato
se mi sono sbagliato pazienza
datemi voi qualche essenza
che mi ridesti dall’illusione.

Marco Sclarandis

Ah, Giacomo!

La Natura sa essere terribilmente matrigna, non bisogna dimenticarselo mai.
In modi talmente raccapriccianti da avere sconvolto fior di teologi d'ogni epoca.

Biologi, zoologi*.
E poeti pure.**
Basta leggersi alcuni scritti di Stephen Jay Gould che di bestie se ne intendeva.
Ritengo che il nostro tarlo sia quello del desiderio dell'immortalità, che un minimo di immaginazione e con il massimo della fantasia possiamo renderci conto che diventa inesaudibile prolungando semplicemente la vita terrena e terrestre.
Siamo noi stessi che ci siamo proclamati amministratori e custodi del Creato, o della Natura, comunque sia, ma di fatto non possiamo fingerci che non esistano differenze fra le diverse forme di vita, anche tra quelle a noi più simili.
Mi sembra che viviano nell'orrore per la nostra natura animale e mortale, 

e nel terrore di avvertire la natura divina e trascendente 
che ci fa sentire abissalmente diversi dagli altri esseri viventi.
Lo stato di alterazione assoluto della coscienza non può che essere la morte, e con le droghe cerchiamo di raggiungerlo fino alla frontiera oltre la quale sembra sia impossibile tornare indietro.
La crescita illimitata, matrioska di tutte le droghe che ormai ci sta portando vicinissimi all'estinzione, non può essere fermata con argomenti razionali.
Solo l'accettazione dell'incommensurabile irrazionalità dell'esistenza può salvarci.
La scienza stessa si fonda sull'osservazione di fenomeni che sono intrinsecamente irrazionali nel senso semplicemente matematico del termine.Il razionale misurabile ne è solo un'infima parte.
E la matematica stessa si fonda sulla fede nell'esistenza di infiniti enti numerabili, i numeri appunto, e ancor più sull'esistenza di enti neanche numerabili, quali i numeri irrazionali trascendenti come il pi greco, il numero "e" base dei logaritmi naturali e infinitamente infiniti altri.

La frase del matematico Leopold Kronecker: 
"Dio fece i numeri interi; tutto il resto è opera dell'uomo" 
mi pare stupendamente significativa.Del suo terrore della divina trascendenza.
Almeno per me.Ma siccome è morto da un pezzo non posso averne conferma di persona.
In teoria, vorremmo hic et nunc sic et simpliciter il Paradiso per tutti, ma non sappiamo nemmeno come risolvere i paradossi derivanti dalle implicazioni del teletrasporto di Star Trek.
Intanto alcuni si sono prenotati per fare un viaggio di sola andata su Marte.
 

**Ah! Giacomo, come sarebbe bello averti qui ora a cantare i tormenti di noi contemporanei che miseramente naufraghiamo nel cambiamento climatico!

Marco Sclarandis

* "Quando i cavalli avevano le dita - Misteri e stranezze della Natura",  

Stephen Jay Gould 1983,
Feltrinelli ISBN 88-07-81087-5


Marco Sclarandis

Tuesday, March 17, 2015

Troppi dèmoni ubriachi



                                       http://lcalighieri.racine.ra.it/pescetti/ricerca_infinito_2004_05/somm_svilup/infinitesimo_file/image004.jpg
    Cortesia   http://lcalighieri.racine.ra.it/pescetti/ricerca_infinito_2004_05/somm_svilup/infinitesimo.htm




Non c’è un solo cantuccio
l’apice della punta d’uno spillo
che sia diversamente al mondo
venuto da un raddoppio reiterato
noi lo possiamo immaginare
quel singolo intero solitario
volere concentrato al massimo
di riprodursi identico a sé stesso
e poi vedersi e piangersi sgomento
altra cosa paio essere diventato
di nuovo ardente brama all’opera
incessante a copiarsi e ricopiarsi
come se fosse in duello con un altro
poi il resto venne
aggiunte somme moltiplicazioni
di pezzi che a noi paiono frazioni
ma sempre solo interi aggiunti sono
di quell’uno avido d’estendersi
vediamo tutto questo ed impazziamo
a causa d’identica intima natura
avessimo un universo intero
non ci sazierebbe e un altro subito
dopo un giorno ne vorremmo
più vediamo astri pianeti soli
più tristezza diventa esponenziale
la Luna sola ci conforta
ci ricorda desolato Paradiso.


Marco Sclarandis

Monday, March 16, 2015

Il petrolio di Fracchia

Sepolti nelle tragedie, ci sono sempre giacimenti enormi di comicità.
Però se non fosse per questi giacimenti la genìa umana non sarebbe sopravvissuta fino ad oggi.
La storia raccontata in questo post di Dario Faccini mi ha illuminato al riguardo.
Non possiamo abbandonare di colpo i combustibili fossili.(nemmeno quelli fissili).
Non li possiamo usare tutti tutti fino al loro esaurimento.
Non ci decidiamo a fare quello che servirebbe ad uscire da questo dilemma, come si diceva una volta, alla chetichella o all'inglese.
Non vorremmo pagare il prezzo, seppure via via più esoso, per entrare in un mondo non così dipendente da queste risorse.
Ma accumuliamo debiti d'ogni genere per mantenere un modus vivendi da Principi rinascimentali.(debosciati, però)

Sempre mi viene in mente Ennio Flaiano:

"La situazione è grave, ma non seria".

Marco Sclarandis

Da:
https://aspoitalia.wordpress.com/2015/03/15/fracklog-il-petrolio-che-rimane-dove/#more-1569.

Fracklog, il petrolio che rimane dov’è.

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Tremila pozzi perforati che non producono una sola goccia di petrolio. E’ il “fracklog”, una strategia di sopravvivenza per le compagnie USA attive nel fracking.
Di Dario Faccini 

Una questione di vita o di morte

Da quando il prezzo del barile è crollato, le compagnie USA che estraggono il petrolio mediante la fratturazione idraulica (fracking) devono gestirsi sul filo del rasoio: da una parte il debito crescente, dall’altra la prospettiva di vendere il petrolio sottocosto.
E così sono corse ai ripari. Innanzitutto hanno “rimodulato” le strategie di investimento per 2015, tagliando generosamente i propri budget di spesa di almeno 100 miliardi di dollari. Contemporaneamente hanno anticipato la chiusura di impianti di perforazione(rig) in zone marginali, giunte ormai a fine vita, dove la bassa produzione non giustificava più i costi operativi. Tutto questo ha avuto un impatto pesante sul numero di impianti di perforazione attivi negli USA, con un crollo del 40%.
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Numero di impianti di perforazione attivi (in blu) e produzione di petrolio giornaliera (in arancione) negli USA.

Da osservare come la produzione petrolifera abbia però continuato ad aumentare a causa dell’inerzia nel sistema, e ci si attenda che possa proseguire nella crescita ancora per qualche mese prima di piegarsi all’ingiù.
Un’ulteriore strategia di sopravvivenza ha incluso la rinegoziazione dei noleggi per le attrezzature di trivellazione che vanno accumulandosi inoperose nei piazzali. Solo da queste operazioni si prevedono riduzioni dei costi di trivellazione e fratturazione intorno al 20%.
Infine, c’è un’altra strategia classica per massimizzare il profitto.
Il petrolio con consegna più lontana nel tempo sta spuntando sul mercato dei ‘future’ petroliferi un prezzo maggiore di quello a consegna nei prossimi mesi (una conformazione della curva dei prezzi future chiamata contango). Ciò rende conveniente pagare il noleggio dei grandi stoccaggi commerciali per immagazzinarvi il petrolio e venderlo subito emettendo un future con consegna più ritardata, e quindi a maggiore prezzo, oppure ritardare la vendita nella speranza che nel frattempo il prezzo di quel future aumenti ancor più.
Queste prassi, ampiamente in uso in questi mesi negli USA, contribuiscono a ribilanciare l’incrocio domanda-offerta nell’immediato mettondo però sotto pressione le capacità di stoccaggio ed inducendo un forte aumento del livello delle scorte, ora ai massimi da 80 anni.

Il fracklog

Questo giochino del “te lo vendo dopo”, già visto in passato, sembra che con il fracking stia assumendo una nuova dimensione: il fracklog.
La messa in attività di un pozzo mediante la fratturazione idraulica è un’attività che si può dividere in due fasi ben separate.
  1. La perforazione orizzontale  dello strato di rocce a bassa permeabilità che contengono il petrolio.
  2. La fratturazione della roccia mediante l’iniezione ad alta pressione di acqua, sostanze chimiche e sabbia. Questa fase ha bisogno di personale e attrezzature separate dalla fase precedente, e può arrivare a pesare per ben i due terzi sui costi totali.
E’ solo in seguito alla seconda fase che il pozzo può produrre petrolio, tipicamente con rapido tasso di declino, quindi con una produzione spostata per lo più nei primi mesi.
Nelle attuali condizioni di mercato, per le compagnie può essere allora conveniente terminare la fase 1, magari già iniziata, e ritardare la fase 2 nella speranza che nel frattempo si verifichi un rialzo dei prezzi del barile. Ciò comporta complessivamente un accumulo di pozzi non fratturati che potranno poi essere completati  e messi in produzione all’occorrenza nell’arco di soli tre mesi. Questo è il fracklog, un termine coniato da un recente articolo su bloomberg che deriva dall’unione di fracking e backlog, ad indicare la quantità inevasa/arretrata di pozzi che devono ancora essere sottoposti a fratturazione.
Il vantaggio del fracklog per le compagnie è duplice: nel breve termine si abbattono i costi operativi mentre nel medio si migliorano i guadagni.
Il fracklog è una nuova possibilità a disposizione solo delle compagnie attive nel fracking, poiché nell’estrazione del petrolio convenzionale i profili di declino dei pozzi sono molto più morbidi e la loro perforazione avviene in un’unica fase che rappresenta la quasi totalità dei costi operativi.
A tutti gli effetti la strategia con cui le compagnie impiegheranno questi pozzi per massimizzare il loro profitto, e l’intrinseca velocità con cui potranno essere resi operativi, rende il fracklog una possibilità di stoccaggio del petrolio direttamente nella roccia a costi ben inferiori ad uno stoccaggio tradizionale.
Secondo Wood Mackenzie e RBC Capital Markets negli USA ci sarebbero ben 3000 pozzi non completati, ognuno dei quali potrebbe produrre inizialmente circa 750-1000 barili al giorno. Quest’ultimo dato appare però decisamente troppo ottimistico: il profilo medio di produzione dei pozzi a olio del Bakken inizia con 550barili/giorno nel primo mese al terzo è già a 350barili/giorno; per l’Eagle Ford sugli stessi tempi si ha 300barili/giorno e 230barili/giorno. Una stima conservativa sui primi tre mesi di produzione per tutti i pozzi ora in attesa di fratturazione potrebbe allora oscillare complessivamente intorno al milione di barili/giorno, per un volume rilasciato di 90 milioni di barili. Per dare un’idea questo volume rappresenterebbe circa il 130% della capacità di stoccaggio presente a Cushing (in Oklahoma, il punto di consegna dei contratti future sul WTI) oppure il 20% di tutti gli attuali stoccaggi commerciali di greggio negli USA. Un volume di petrolio ‘stoccato nelle rocce’ decisamente imponente.

Gli effetti

Il petrolio estratto con il fracking, il Light Tight Oil (LTO, petrolio leggero da rocce compatte) dimostrerebbe così di avere una produzione più flessibile del greggio convenzionale: in grado di rallentare più rapidamente in risposta ad un calo dei prezzi (costituzione del fracklog), ma anche di tornare più rapidamente a crescere in pochi mesi (completamento dei pozzi non fratturati).
A livello di mercato, questo dovrebbe:
  • portare più rapidamente al ribilanciamento tra domanda e offerta di petrolio, con l’eliminazione dell’attuale sovracapacità (che è stata costituita, non scordiamolo, con 10 anni di alti prezzi del barile);
  • pesare successivamente sui prezzi del barile, con parte della produzione attesa per quest’anno che sarà spostata avanti anche di molti mesi.
L’effetto complessivo potrebbe essere quindi quello di una tendenza all’ammorbidimento delle ampie oscillazioni di prezzo dei mercati petroliferi dovute allo sfasamento dei cicli di produzione e di investimento nell’estrazione tradizionale di greggio.
Al di là di questo effetto ‘anti-volatilità’, non dovrebbe esserci un’influenza sostanziale a medio termine sui volumi di greggio prodotti negli USA con il fracking, se non forse in senso leggermente negativo: potendo contare su una “scorta” di pozzi non fratturati, è ragionevole supporre che le compagnie attive nel fracking saranno probabilmente indotte al tagliare gli investimenti in nuove perforazioni oltre alle attuali attese del mercato.
Analogamente sembra poco probabile che possa esserci un’influenza sostanziale sui volumi petroliferi prodotti globalmente nel medio termine, e in particolare sulla possibilità di ribilanciare le future perdite di produzione indotte dall’attuale calo di investimenti. Per il settore petrolifero si vocifera di un taglio globale di 1000 miliardi di dollari nei prossimi due anni.
Da questo punto di vista sembra funzionare bene la strategia messa in campo dai paesi Sunniti Opec del Golfo Persico dalla fine di Novembre 2014: fracking o no, la decisione di non tagliare la produzione OPEC e quindi non sostenere il prezzo del barile sta riducendo rapidamente gli ingenti investimenti petroliferi necessari a mantenere globalmente la produzione al passo con la domanda nei prossimi anni.
Il mercato petrolifero sta così entrando in un “new normal” dove i ciclici periodi di sovracapacità produttiva e bassi prezzi si accorciano a favore dei periodi di scarsità e prezzi elevati.
Con buona pace di chi, guardando il grafico del prezzo del petrolio dell’ultimo anno,  si affanna a dichiarare morto il picco del petrolio.

P.S. per i link in colore basta andare su:  

https://aspoitalia.wordpress.com/2015/03/15/fracklog-il-petrolio-che-rimane-dove/#more-1569.